Letizia Battaglia: 1974 – 2015

Letizia Battaglia: 1974 - 2015

Nell’ambito della IV edizione del Festival Domina Domna, rassegna della cultura al femminile che si svolgerà a Bergamo dal 21 al 29 marzo 2015, l’Associazione La Scatola delle Idee presenta al Palazzo della Ragione, nel cuore di Bergamo Alta, la mostra Letizia Battaglia 1974-2015, che si propone di raccontare passo passo l’itinerario della fotografa, fotoreporter e giornalista palermitana, che ha fatto del suo lavoro un manifesto e un’ esperienza artistica riconosciuta in tutto il mondo.

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Franco Angeli: Full Fathom Five

Franco Angeli: Full Fathom Five“Full fathom five thy father lies, /  Of his bones are coral made; / Those are pearls that were his eyes; / Nothing of him that doth fade, / But doth suffer a sea-change / something rich and strange.” [“A cinque tese sott’acqua giace tuo padre, / di corallo sono diventate  le sue ossa; / perle sono quelli che erano i suoi occhi: / nulla di lui svanisce / ma dal mare viene mutato / in qualcosa di prezioso e strano.”] : è l’inizio della Ariel’s Song, in The Tempest di Shakespeare (I, 2), che può essere intesa come una bellissima metafora della figura dell’artista, e soprattutto della sua morte, che lo trasforma in qualcosa di inattaccabile e perenne, di “prezioso e strano”. La presenza della poesia nel titolo e nel progetto di questa mostra appare particolarmente adatta a un artista come Angeli, profondamente attratto dalla scrittura e della parola poetica, e amico di poeti di grande valore, quali Nanni Balestrini, Sandro Penna,  o Cesare Vivaldi, i cui testi accompagnavano spesso le opere di Angeli nei cataloghi delle sue mostre. I  “fathom five”  diventano così cinque livelli tematici su cui orientare la lettura e l’interpretazione del lavoro di Angeli, nel suo sviluppo dal 1957 (anno di realizzazione di tre bellissime carte inedite, qui presentate) e il 1986-88, epoca in cui si colloca, alla fine della vita dell’artista, l’immagine di un pupazzo disarticolato, tragica variante del manichino dechirichiano, e forse una sorta di autoritratto dell’artista.

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Quadri bizzarrissimi e cene allegre

Quadri bizzarrissimi e cene allegreQuando Gerrit van Honthorst se ne andò improvvisamente da Roma nella tarda primavera del 1620 per fare definitivamente ritorno nella natìa Utrecht, dovevano essere circa dieci anni che egli risiedeva in Italia. Probabilmente infatti egli era giunto a Roma all’inizio del secondo decennio del XVII secolo (1610-1611 circa). Il periodo dell’attività italiana del pittore è quello qualitativamente più ricco e denso di novità stilistiche. L’accostamento alla rivoluzione caravaggesca fu pressoché immediato e i suoi primi dipinti attestano la forza e la crudezza dell’arte di un giovane artista nordico folgorato dal naturalismo del Merisi. Honthorst diventò in poco tempo un grande protagonista, il suo stile si regolarizzò e raggiunse vette di mirabile virtuosismo, specialmente nelle scene a lume di notte (da qui il soprannome Gherardo delle Notti); le sue prove ottennero l’onore di occupare altari importanti delle chiese romane e genovesi (fatto non così comune per un pittore di forte impronta naturalistica).

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Mostra fotografica “Basta!”

Mostra fotografica "Basta!"In occasione di “Villa in Rosa”, aperitivo del mercoledì dedicato alla solidarietà, Le Cucine di Villa Reale inaugurano, mercoledì 18 febbraio 2015 alle ore 18.00, la mostra “Basta!”. In Sala Meritalia è allestita un’esposizione di opere del fotografo Livio Moiana, per denunciare la violenza e gli abusi, organizzata dall’Associazione ARSin e dall’Associazione RestART di Monza, da sempre impegnate nella promozione sul territorio di attività artistiche, culturali e didattiche come mostre, eventi, laboratori e workshop.

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Molisani Celebri

Celestinus_quintusUn elenco (sintetico) di alcuni celebri personaggi molisani, storici e attuali

  • Papa Celestino V, Papa della Chiesa cattolica
  • Francesco Jovine, scrittore, giornalista e saggista
  • Gabriele Pepe, ufficiale dell’esercito napoletano, letterato, poeta e patriota
  • Girolamo Pallotta, avvocato, patriota risorgimentale, deputato del Regno d’Italia
  • Vincenzo Cuoco, scrittore, giurista, politico, saggista ed economista italiano
  • Antonio Cardarelli, medico italiano, docente universitario, senatore del Regno d’Italia
  • Fred Bongusto, cantante italiano di musica leggera
  • Gaetano Scardocchia, giornalista e scrittore italiano
  • Aldo Biscardi, giornalista, conduttore televisivo italiano
  • Federico Orlando, giornalista e politico italiano
  • Riccardo Cucchi, giornalista e radiocronista sportivo italiano
  • Antonio Di Pietro, politico, avvocato ed ex magistrato italiano
  • Pasquale Gravina, dirigente sportivo ed ex pallavolista italiano
  • Elio Germano, attore
  • Citto Maselli, regista
  • Sergio Castellitto, attore e regista
  • Vito Gamberale, manager
  • Giacomo Sedati, politico e avvocato italiano, già ministro della Repubblica
  • Florindo D’Aimmo, politico italiano
  • Vincenzo Eduardo Gasdìa, autore di una storia di Campobasso (Verona 1960)
  • Enrico D’Ovidio, senatore del Regno, matematico, primo rettore del Politecnico di Torino
  • Francesco D’Ovidio, senatore del Regno, letterato, professore nell’Università di Napoli
  • Claudia Giannotti, attrice
  • Frank Monaco, fotografo
  • Vittorio Mezzogiorno, attore
  • Luigi Luciano, attore e comico
  • Amato Berardi, politico e imprenditore italiano
  • Vincenzo Balzamo, politico e ministro della Repubblica

 

Sergio Staino: un racconto di Berlino

Sergio Staino: un racconto di BerlinoLo spazio Wunderkammer della GAM di Torino, tradizionalmente dedicato alla valorizzazione dei fondi grafici del museo, si apre ad accogliere un avvincente fuori programma, dedicando una mostra a uno dei più conosciuti e amati disegnatori satirici italiani, Sergio Staino. Sia Staino che il suo personaggio più famoso, Bobo, sono noti al grande pubblico fin dalla fine degli anni Settanta, quando l’alter ego del disegnatore è apparso per la prima volta sulle pagine di Linus. Da quel momento il personaggio è stato protagonista su gran parte della stampa italiana. Bobo, autoritratto dell’autore scanzonato e ironico, riassume in sé le caratteristiche di un italiano medio borghese di sinistra, simbolo di una precisa generazione, a volte nostalgico e utopista, che guarda alle trasformazioni della società italiana con ironia e buon senso, senza risparmiare momenti di critica profonda.

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Bentornata Operetta

E’ Bentornata Operettaun collage delle più note arie di operette famosissime di autori del calibro di Lehar, Kalman o Lombardo quali ad esempio Il Paese del Sorriso,La contessa Maritza, La Duchessa del Bal Tabarin, Il paese dei Campanelli, “Acqua Cheta, Frasquita e “La Principessa della Czarda.

Le conosciutissime note saranno il filo conduttore che accompagna i protagonisti della storia, i quali appartengono a generazioni diverse e molto distanti tra loro. Nonno e nipote con i loro mondi: la TV e il teatro, la musica rap e l’operetta, l’abbigliamento impeccabile e quello trasandato, il loro m odo diverso di vedere la vita.

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7000 presenze al Piccolo Museo dei Bambini

7000 presenze al Piccolo Museo dei BambiniQuasi 7000 presenze nei primi 15 mesi di apertura, più di mille studenti di tutte le scuole del territorio ospitati tra laboratori didattici e centri estivi, delegazioni in visita pedagogica provenienti da altre regioni d’Italia. Sono questi alcuni dei numeri più importanti dei primi 15 mesi di vita del Piccolo Museo dei Bambini “Chini Lab” di Borgo San Lorenzo, ospitato dall’Ottobre 2013 all’interno del Museo Chini di Villa Pecori Giraldi, condotto dall’associazione di promozione sociale “Dritto e rovescio” alla quale il Comune di Borgo San Lorenzo ha affidato la gestione dei rinnovati locali adibiti a questo progetto. Numeri già di per sé  importanti ma che non bastano per raccontare l’unicità di un luogo davvero magico. 400 mq, 7 stanze, ognuna delle quali unica nel suo genere per stimolare la genialità dei bambini, risultando al contempo tanto divertente quanto educativo, non solo per i più piccoli ma per tutta la famiglia.

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Roberto Bolle and Friends

Roberto Bolle and FriendsI gala Roberto Bolle and Friends si sono trasformati nelle mani di Roberto Bolle, qui nei panni non solo di interprete ma anche di direttore artistico, in un potente strumento culturale di diffusione della danza capace di attirare ogni anno migliaia di appassionati e non.

Bolle, forte della sua intensissima esperienza internazionale, è riuscito a ricreare per ognuno di questi appuntamenti uno spettacolo magico, riunendo alcuni dei più importanti ballerini del mondo e dando vita con loro a programmi vivaci, sorprendenti, che coinvolgono pubblici eterogenei e mai finora così vasti che infrangono il tabù che imprigiona il balletto nella definizione di “arte di nicchia”.

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La cucina marchigiana

marcheLa cucina marchigiana è nata come semplice mezzo di sussistenza, espressione di una necessità naturale. Oggi le abitudini alimentari della regione si sono mantenute intatte nelle famiglie, soprattutto durante le festività cristiane, ma anche folkloristiche. La tradizione culinaria regionale è caratterizzata da piatti semplici, da ingredienti di prima scelta, dai sapori robusti e dal sapiente, centenario utilizzo di erbe di campo (alcune delle quali hanno uso alimentare solo nelle Marche).

L’antipasto tipico della regione è freddo e si compone di un’ampia varietà di salumi e formaggi locali (come il ciauscolo, la lonza, il lonzino, il prosciutto di Carpegna, il ciarimbolo, la Coppa marchigiana, la Mazzafegato, la galantina, il migliaccio, il salame di pecora, il prosciutto aromatizzato del Montefeltro, il casecc, il Formaggio di fossa, il pecorino in botte, il raviggiolo e la famosa Casciotta d’Urbino).

Per lungo tempo il simbolo gastronomico della regione marchigiana è stata la polenta, tanto che i marchigiani, proprio per questo, erano definiti ‘magna-pulenda’. Versata fumante sulla spianatora(grande tavolo di legno), riuniva la famiglia 2 volte al giorno. Ancora oggi i condimenti sono numerosi e molteplici, e variano durante il periodo dell’anno e le zone. Sul territorio regionale si può provare la polenta con ceci e fave, allo stoccafisso, con ricotta e saba, alla carbonara, il pulendo’ a butta’ ggjio e persino la polenta Vruscata, ovvero avvolta in foglie di cavolo e lasciata per tutta la notte a cuocere sotto la brace. Numerosi sono gli adagi popolari a riguardo: “Trenda di’, sessanda pulende” (in trenta giorni si magia sessanta volte la polenta), “La pulenda preshto tira e preshto ‘llenda” (la polenta sazia subito, ma altrettanto presto fa perdere quel senso di pienezza).

Tuttavia, vi sono anche altri primi piatti tipici nelle Marche. Fra tutti meritano di essere menzionati i frascarelli, diversi tipi di gnocchi, che vengono chiamati ‘surcitti‘, i celebri cappelletti e il brodetto di pesce, che viene preparato in maniera diversa in ogni località costiera marchigiana( brodetto di Porto Recanati, alla fanese, alla sambenedettese, all’anconitana). La regione è anche celebre, come l’Emilia Romagna, per la produzione di pasta all’uovo, fra cui spiccano i maccheroncini di Campofilone e i Vincisgrassi, specialità culinaria simile alle lasagne, dalle quali però differiscono per la sfoglia più sottile e per la presenza di animelle e chiodi di garofano nel sugo.

La crescia, da cui ha preso origine la moderna piadina romagnola, è una focaccia originaria di Urbino, diffusa però su tutto il territorio regionale. Particolare è “la crescia co’ lu paulittu” preparata il primo gennaio. Si tratta di una specie di pizza con dentro una piccola moneta, detta paulittu (da Paolo, moneta di 50 centesiki dello stato pontificio). Chi l’avesse trovata nella sua fetta di pizza sarebbe diventato padrone di casa per un anno intero.

Il chichiripieno è una focaccia rustica tipica di Offida, condita con tonno, acciughe, peperoncino, capperi e carciofi sottaceto. Da essere menzionati sono i ravioli all’ascolana, detti calcioni.

È nei secondi piatti che il carattere del popolo marchigiano si delinea in modo più preciso, esprimendo sempre la sua predilezione per un mangiare semplice e talvolta robusto. Il piccione ha da sempre rappresentato per la gente delle Marche un boccone appetitoso ed esistono numerose ricette che vedono come ingrediente questo volatile. Ascoli Piceno è una delle città italiane in cui il fritto è parte integrante della tradizione e della cultura popolare. Nel Piceno sono molti gli alimenti che vengono fritti, soprattutto durante le ricorrenze religiose. Le olive ascolane, ripiene di carne o pesce, sono oggi diffuse in tutto il mondo. Meno famose, ma altrettanto buone, sono le cotolette d’agnello fritte, la crema fritta (servita con le olive), i carciofi fritti, le cervella d’agnello fritte, la salvia in pastella fritta e le zucchine fritte.

Ma è nei secondi piatti di pesce che la cucina regionale dà il meglio di sé. Per comprendere quanto è variegata e ampia la cucina di mare, basti sapere che le Marche sono le regione italiana in cui il rapporto fra pesce pescato e abitanti è il più alto. San Benedetto del Tronto, primo porto peschereccio dell’Adriatico, è l’emblema delle tradizioni culinaree della costa marchigiana. Sarebbe prolisso dilungarsi a citare ogni ricetta a base di pesce in uso nella regione, così ci si può limitare a citarne le più famose. Primi fra tutti il brodetto di pesce, i “guatti” e i bomboletti (molluschi endemici del medio-alto Adriatico).

Alcuni dei dolci tipici marchigiani sono il salame di fichi, di cui Giacomo Leopardi era ghiotto, il pan nociato, il ciambellone, i fuscelli al forno, le zeppole, diffuse anche in altre regioni, il frustingo, antichissimo e tipico del periodo natalizio, la rocciata, dolce invernale, i ravioli dolci, detti ‘calcioni’, i cavallucci e la serpe di Apiro, la tartaruga e i ciceru’, ovvero una sfoglia ripiena di ceci, zucchero e saba. Nel periodo pasquale ancora oggi si prepara la pizza dolce, detta anche crescia brusca o caciu’, le ciambelle, spesso insaporite con l’anice, e la rècina di Camerino. I dolci tipici del periodo di Carnevale sono le sfrappe, gli scroccafusi, le castagnole, la cicerchiata, il sanguinaccio dolce, i caciune di Monte Urano, gli Arancini (dolce) e la frustenga.

Le Marche vantano inoltre la produzione di alcuni particolari tipi di marmellata, come quella di pomodori verdi, o la confettura di bacche di rosa canina, la marmellata di mele cotogne e radici di cicoria, e la visciolata.