Le barricate del ’22 a Parma

All'arrivo delle camicie nere a Parma, i cittadini, non difesi dalla forza pubblica, decisero per l'autodifesa: "Scrive Salvemini sul "Corriere della Sera" del 5 agosto 1922: "Uomini, donne, fanciulli, dei quartieri più popolari hanno disselciato le strade, rimosso i lastroni di granito dal marciapiede, ostruito i passaggi, spezzato le lampade dell'illuminazione pubblica".
Si alzano le barricate in via Imbriani, piazzale Imbriani, borgo Pietro Cocconi, borgo delle Carra, borgo dei Salici, via Nino Bixio, via Benassi, via della Salute. Tutto l'Oltretorrente è chiuso come in un'isola.

Nella Parma di là dal torrente viene fortificata e sbarrata dalle barricate tutta la zona di borgo del Naviglio.
Malgrado le difficoltà e i pericoli, il collegamento fra le due zone fu sempre assicurato e continuo, effettuato in massima parte dalle donne.
Al riparo dalle barricate entrano in funzione le cucine proletarie e i posti di medicazione. Le donne, sempre e ovunque presenti, curano la distribuzione dei viveri alle famiglie.

Dopo cinque giorni di sparatoria quasi initerrotta dall'una e dall'altra parte, la tutela dell'ordine pubblico viene assunta dall'esercito su ordine del Ministro dell'Interno. Alla sera del 6 agosto le barricate si aprono per lasciare passare le autoblinde della torretta tricolore e poi i soldati. (…)La popolazione parmense aveva resistito 5 giorni agli oltre 20 mila fascisti con pochissime armi; nel quartiere Naviglio esattamente con 6 fucili e una ventina di rivoltelle. Eppure è stato detto e scritto che se tutte le città d'Italia avessero nel 1922 opposto la resistenza che offrì Parma con le sue barricate, il fascismo non sarebbe passato".

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