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Reggio Calabria

Disposta in modo lineare lungo la costiera calabra dello stretto di Messina, Reggio Calabria ha un aspetto regolare e moderno e può essere considerata una "città nuova": risorse infatti dopo che il 28 dicembre del 1908 un violentissimo terremoto ebbe distrutto completamente la "città vecchia", a sua volta opera della ricostruzione seguita ad un altrettanto catastrofico sisma, quello del 1783. Il suo abitato agli inizi del '900 si estese rapidamente verso il porto, situato a poco meno di 2 km. a nord del nucleo antico, e la città assunse funzioni di crescente rilievo.

Nel 1951, a ricostruzione avvenuta, la popolazione (140.734 ab.) si era quasi quintuplicata rispetto a quella degli inizi del secolo. Nel 1860 fu occupata dai garibaldini provenienti dallo stretto di Messina. Il terremoto del 1908 provocò 12.000 vittime; pesantissimi danni furono provocati dai bombardamenti del 1943. Fra il luglio del 1970 ed il febbraio del 1971, in particolare, si ebbero dei moti per il mantenimento di Reggio a capoluogo della regione Calabria e contro il trasferimento della sede regionale a Catanzaro. La situazione fu risolta con un compromesso: Catanzaro divenne capoluogo e sede della giunta, mentre a Reggio fu fissata la sede dell'assemblea regionale.

Piazza dei Signori

Piazza dei Signori è il cuore della città di Vicenza. Già detta Piazza Grande, ebbe definitivamente il nome di Piazza dei Signori perchè lungo il suo lato di mezzogiorno sorgeva la residenza del Podestà o
Palazzo della Signoria, mentre sul lato opposto il Palladio aveva innalzato la magnifica sede del Capitaniato. Un'altra fonte ritiene, invece, derivi il nome dall'essere frequentata, ed i certi periodi dell'anno addirittura riservata alla nobiltà cittadina, che vi teneva raduni o tornei, feste ed anche battaglie a cavallo.

Le streghe di Rimini

Che a Rimini ci fossero le streghe lo diceva anche Orazio: un quartetto di fattucchiere intorno all'ormai classico pentolone dei sortilegi avrebbero ucciso un bimbo dopo atroci torture. Fra queste donne Orazio cita 'la riminese Foglia / dalla maschil lussuria' forse alludendo alle tendenze saffiche della nostra strega. Ma la strega Foglia è un personaggio più mitico che reale, anche se nell'Ottocento Domenico Missiroli di Faenza, mediocre poeta sepolcrale, canta le gesta di questa strega ambientando la vicenda presso il "fiume Isauro, oggigiorno detto Foglia", fra Rimini e Pesaro .

Storicamente attestata invece è l'esistenza dell'altra strega di Rimini, detta 'la Vaccarina'. Costei era una vecchia di povera condizione della quale tale Matteo Angelini, barbiere, in data 15 aprile 1587 scrive: "La Vaccarina, vecchia, fu abbrugiata per strega". La testimonianza è alquanto stringata: forse, all'epoca della caccia alle streghe, le vecchie arse al rogo non rappresentavano un fatto degno di nota. Specie se, come a Rimini in quei mesi, la popolazione era stremata dalle carestie e dalle epidemie e cercava un capro espiatorio da incolpare per le proprie sofferenze. Certo è che il sacrificio della Vaccarina non dev'essere rimasto nel cuore dei suoi concittadini, se la sua memoria è affidata solo a questa misera annotazione…

I quartieri di Pisa

I quartieri meridionali di Pisa, detti dai pisani `di là d'Arno', sono meno interessanti di quelli a tramontana. C'è qualche bella chiesa, come quella trecentesca di San Martino, con affreschi di Antonio Veneziano ed altri, sculture trecentesche e quattrocentesche e fino a qualche tempo fa, un Crocifisso di Enrico di Tedice (ora in museo). In questa zona si trovano anche il Carmine, pure trecentesca ma alterata nel Seicento, San Domenico, con una tavola del Gozzoli, Santa Maria Maddalena, con la graziosa facciata settecentesca del Vaccà, Sant'Antonio, nelle cui vicinanze sorgeva la casa Rosselli-Nathan (distrutta dalla guerra e poi ricostruita come sede di un istituto di studi mazziniani).

Qui il 10 marzo 1872 si spense Giuseppe Mazzini. Ma la maggiore attrattiva di tutta quella parte della città è costituita dal corso Italia (già strada Vittorio) dove la duplice fila quasi ininterrotta di polifore dà alla facciata del trecentesco Palazzo della Consorteria Gambacorti un aspetto che richiama molto da vicino quello di certe case veneziane. Assai più ricchi di celebri monumenti sono i quartieri settentrionali, `di qua d'Arno', gravitanti sull'asse formato dal borgo Stretto, la più caratteristica via della città, fiancheggiata da due file di loggiati su colonne con antichi capitelli (alcuni risalgono al XII secolo), dal borgo Largo e da via Carducci. Qui sorge il conservatorio di Sant'Anna nel quale venne rinchiusa dal padre Emilia Viviani, amata invano dallo Shelley.

Il quartiere ebraico di Palermo

Il quartiere ebraico di Palermo era compreso tra il Ponticello, la via Candelai e la via del Giardinaccio (strade del centro storico di Palermo). Si formò a partire dal IX secolo dopo la conquista musulmana della Sicilia.

Chiamato in arabo "Harat al Yahud" era composto da una serie di misere casupole poste ai margini del torrente Kemonia, e soggette per questo a frequenti alluvioni. Aveva il suo centro in una sinagoga. Gli ebrei vi restarono indisturbati per tutto il tempo che la Sicilia accolse serenamente i popoli di qualsiasi origine. Ma nel 1492 il fanatismo di re Ferdinando il Cattolico scacciò gli ebrei dalla Spagna e dalla Sicilia. I loro beni furono venduti e la sinagoga passò nelle mani della nobiltà locale.

Le origini del Pedrocchi, salotto dei padovani

Nel luogo dove ora si trova il Caffè Pedrocchi di Padova, un tempo sorgeva la chiesetta della Confraternita di San Giobbe, demolita nel 1810. Nel corso degli scavi seguiti alla demolizione, fu trovata, nel 1824, una "medaglia d'oro assai antica, avente da un verso un tempio con alcune parole, dall'altro una figura di bestia raspante il terreno. Studiata e ristudiata non si riusciva a venirne a capo. Di quale epoca? Cosa significava?". Esperti numismatici riuscivano a dare solo pareri approssimativi. Finchè una lettera anonima svelò che bastava leggerne le parole al contrario: "Stolti archeologi".

L'autore dello scherzo era il pittore Napoleone Gaetano Valeri.
L'intuizione di dar vita al grande caffè (1831) venne ad Antonio Pedrocchi, modesto caffettiere, che sostenne una spesa non indifferente. "I maligni dicevano che, negli scavi, avesse rinvenuto un tesoro, oppure accennavano a una non fedelissima custodia di depositi e preziosi lasciatigli da ricchi veneziani durante il blocco del 1813-14: insomma "o una gran trovada o una gran robada". Ma erano gelosie di concorrenti".

I tesori dei fondali sardi

"Loredan", "Entella", "Isonzo", "Romagna". Alla stragrande maggioranza questi nomi non dicono nulla, solo per i fortunati sopravvissuti e i testimoni oculari hanno un significato che vale il ricordo di momenti drammatici. Hanno quasi l'aspetto di imponenti sculture quelle navi che da anni giacciono silenziose in fondo al mare del golfo di Cagliari. I fondali trasparenti e cristallini che circondano la Sardegna sembrano un gigantesco "museo a mare aperto" dove si può rivisitare, in un certo senso, la storia della marina. Per lo più si tratta di relitti moderni affondati durante la seconda guerra mondiale, dal sottomarino inglese "Safari" che, tra aprile e luglio del 1943, operò come un corsaro, infliggendo gravi perdite alla Marina Militare Italiana e alle navi dell'Asse. Così, nel diario di bordo redatto dal comandante del sommergibile, il Tenente Lakin descrive il drammatico affondamento delle navi italiane. "10 aprile 1943, il convoglio procede ad un'andatura di 7 nodi. Ore 17,19 lanciato il primo siluro sulla prua della nave cisterna. Ore 17,19 e 43 secondi secondo siluro. Ore 17,19 e 55 secondi terzo siluro all'altezza della pancia della nave." All'altezza di Torre delle Stelle tutte e tre le navi, l'Isonzo, il Loredan e l'Entella, furono affondate. Il relitto di quest'ultima può essere visitato anche perché adagiato a non più di dieci metri di profondità. Gli altri invece sono meta di impegnative e affascinanti immersioni subacquee perché poggiate su un fondale compreso tra i cinquanta e i settanta metri. Oggi, quelle lamiere contorte e arrugginite, sono popolate da alghe, organismi marini e miriadi di pesci che sembra abbiano ritrovato col tempo un loro nuovo habitat e cancellato quella traccia carica di dolore.

San Petronio, la chiesa incompiuta

La costruzione della chiesa di San Petronio, simbolo della città di Bologna, fu decisa su iniziativa del Municipio il 26 febbraio del 1390, per celebrare la libertà di recente conquistata e la liberazione dei servi della gleba. Il 7 giugno dello stesso anno fu posta la prima pietra. Ma la chiesa, se si guarda la facciata, è rimasta incompiuta. Cosa è successo? Bologna, divenuta la seconda città degli Stati Pontifici, decise a un certo punto di portare la chiesa di San Petronio a proporzioni superiori a quelle di San Pietro a Roma. Ma il colpo non riuscì perché, nel '500, il Cardinal Legato favorì la costruzione dell'Archiginnasio, a fianco, proprio laddove la chiesa avrebbe dovuto espandersi.

Il merletto

Narra una leggenda che un pescatore, lasciando la fanciulla amata per partire per la guerra, poneva tra le mani di lei, quale pegno d'amore, una pianticella marina da lui colta, una specie di fiore che si levava con tentacoli e arabeschi, stano e irreale, bellissimo.

la ragazza ingannava l'attesa tessendo una fitta rete per il suo pescatore. Quando il giovane tornò la rete era compiuta, ma nell'aprirla e stenderla a terra essa rivelò nella sua trama leggera l'impronta di quel fiore marino.
Certamente l'arte del merletto era già diffusa e Venezia almeno sin dal XV secolo, allorchè la dogaressa Dandola Malipiero ne fondò la prima vera scuola. Nel secolo successivo Venezia divenne uno dei centri mondiali di questo artigianato, nato come attività prevalentemente domestica, "guidata" da nobildonne che nei loro palazzi davano spazio a veri e propri laboratori e a scuole di ricamo.
Dalle originarie sedi dei palazzi, l'attività si diffuse poi negli ospedali, negli ospizi e in tutti quegli istituti, perlopiù gestite da religiose, che offrivano ospitalità a giovani, le quali vi apprendevano un mestiere e con il loro lavoro vi pagavano la retta.
La produzione era in gran parte controllata dai membri della corporazione dei Merciai che commissionavano e ritiravano i prodotti finiti.
La produzione veneziana del merletto, sia ad ago che a fusello, conobbe una grossa crisi nel corso della seconda metà del XVII secolo, a causa dell'intensificarsi della concorrenza da parte delle manifatture francesi, strutturate in modo molto più moderno e produttivo
Verso la fine del Settecento e in tutto l'Ottocento il merletto quasi scompare dall'abbigliamento. Bisognerà aspettare fino alla fine dell'Ottocento per vedere rifiorire l'arte del ricamo, grazie soprattutto all'amore e all'impegno della contessa Adriana Marcello, che ne rifonderà la scuola e all'esperienza di una grande maestra Cencia Scarpariola, autentica custode di segreti tecnici secolari.

La prima corsa in macchina di Roma

Il 3 ottobre 1895 Roma registrò un evento che cambiò profondamente le sorti della città: la prima macchina a motore percorse tutto il rettifilo di via del Corso da piazza del Popolo a piazza Venezia, tra la curiosità, la perplessità e l'esaltazione dei cittadini. Si chiudeva l'era delle più pacate carrozze e dei carretti e si inaugurava quella del traffico e della confusione. Di sicuro via del Corso cambiava la sua fisionomia per sempre.