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Claudio Monteverdi

Nasce a Cremona il 15 maggio 1567. Viene avviato, giovanissimo, alle lezioni del primo musicista di Cremona e a soli 10 anni era già nel coro della cattedrale di Cremona. A 15 anni, Monteverdi esordisce come compositore con 23 mottetti sacri a tre voci a cui fa seguito, una raccolta di Canzonette a tre voci. A Venezia, nel 1587 Monteverdi pubblica il Primo Libro de Madrigali a cinque voci e nel 1590 il Secondo Libro de Madrigali.
Nel 1590 Monteverdi viene chiamato a far parte dell’orchestra di corte dei Gonzaga come suonatore di viola. Nel 1592 dava alle stampe il suo Terzo Libro de Madrigali dedicato al duca Vincenzo I Gonzaga. Quando nel 1601 il Pallavicino, maestro di cappella, morì, Claudio Monteverdi diviene “maestro de la camera et de la chiesa sopra la musica”. Nel 1603 pubblica il suo Quarto Libro de Madrigali e nel 1605 il Quinto. E’ datata 1607 una delle sue più grandi composizioni l’Orfeo prima sua opera. Nel 1608, in occasione delle nozze di Francesco Gonzaga con Margherita di Savoia, il duca commissiona l’Arianna su testo del Rinucci; dell’opera rimane solamente il celebre Lamento di Arianna che Monteverdi pubblicò nel 1623.
Nel 1610 cura l’edizione a sei voci del Vespro della Beata Vergine, un’opera sacra di straordinaria forza espressiva. Con la morte del duca Vincenzo Gonzaga, nel 1612, cessa anche l’incarico di corte di Monteverdi che accetta di ricoprire l’incarico di maestro di cappella alla cattedrale Veneziana di San Marco. Nel 1614 pubblica il suo Sesto Libro de Madrigali e nel 1619 il Settimo Libro de Madrigali. Nel carnevale del 1624, per il conte veneziano Girolamo Moncenigo, scrive il Combattimento di Tancredi e Clorinda. Nel 1638 esce l’Ottavo Libro dei Madrigali Guerrieri et Amorosi e nel 1640 a Venezia vede la luce la Selva morale e spirituale. Nel 1641 con il Ritorno di Ulisse in Patria e L’incoronazione di Poppea si raggiungono le più alte vette della sua produzione. Si spense il 29 novembre 1643 a Venezia.

Il melone di Mantova

Il territorio della provincia di Mantova iniziò ad essere interessato dalla coltivazione del melone verso la fine del XV secolo. Gli agricoltori locali misero in pratica la loro conoscenza dell’arte del coltivare selezionando i frutti ed ottenendo una selezione che è arrivata quasi immutata sino alla fine degli anni ’60: il melone viadanese.
L’apprezzamento che ebbe questa selezione è documentata dalla diffusione che trovò sulle tavole delle corti dei signori.
Il Podestà di Viadana, Felice Fiera, il 3 agosto 1548, inviava quattro stupendi frutti di melone al duca Francesco Gonzaga accompagnandoli con una lettera con la quale cercava le grazie del proprio signore.
La selezione di melone viadanese in tempi moderni è stata frequentemente utilizzata negli incroci per ottenere nuove varietà.
Negli ultimi anni si è assistito alla nascita e all’affermazione di altri centri di produzione: la zona di Sermide e quella di Gazoldo degli Ippoliti. Oggi la sola provincia di Mantova produce un terzo del totale nazionale del melone coltivato in serra. Tre sono le grandi aree produttive: il viadanese, il sermidese e il territorio gazolese.

Nascita di Emilio Comici

Emilio Comici, fulgida figura di sportivo e di arrampicatore, ha scritto alcune delle più belle e gloriose pagine dell’alpinismo.

Nato a Trieste un secolo fa, il 21 febbraio del 1901, fu infatti un appassionato sportivo: frequentò il Ricreatorio Pitteri e al suo interno formò, il 2 dicembre 1918, l’Associazione sportiva XXX Ottobre. Fin dalla gioventù si dedicò all’alpinismo e nel 1925 compì la prima ascensione sul Campanile Villacio. Scalò le cime delle Alpi Carniche e delle Dolomiti venete; nel 1929 fondò il gruppo alpinisti rocciatori sciatori, sezione triestina del Club Alpino Italiano, creando pure la scuola di roccia della Val Rosandra.

Dal 1932, abbandonando il suo impiego ai Magazzini Generali del porto, si dedicò al mestiere di guida alpina, dapprima a Misurina (Belluno) quindi a Selva di Val Gardena. Le sue imprese di alpinista lo resero noto in Italia e nel resto del mondo; compì oltre 600 scalate tra il 1929 e il 1940.
Morì nel 1940, precipitando da un costone roccioso a causa di una fune difettosa mentre stava istruendo nella scuola di roccia. Alla memoria gli venne assegnata, nel 1941, la medaglia d’oro al valore atletico dal Coni. Un cippo che lo ricorda si trova in val Rosandra, mentre Trieste gli ha dedicato una via.

Il salone del Parlamento di Udine

Parte integrante della galleria d’Arte antica, il salone del Parlamento è il luogo dove si riuniva il Parlamento della Patria del Friuli al quale partecipavano il clero, i nobili feudali e i rappresentanti dei comuni.
Nelle pareti maggiori conserva affreschi cinquecenteschi allusivi al ruolo di Udine e della piccola Patria nel contesto della Repubblica veneta. Lungo le pareti, invece, sono rappresentati i 292 stemmi degli altrettanti luogotenenti che durante il dominioni veneziano alloggiarono in quelle stanze.

I miracoli della Madonna

Due fatti straordinari si verificarono Lodi nei secoli XV e XVI e suscitarono grande eco non solo in città e nel contado, ma in tutta la regione.
Il primo si verificò nel settembre dell’anno 1447 nel cortile dell’Osteria del Montone nella contrada de’ Lomellini (oggi via Incoronata) nei prassi di una “casa di malaffare”. Quattro giovani si misero a litigare per una prostituta: dalle parole passarono ai fatti, e misero mano alle spade: tre contro uno. Quest’ultimo si trovò subito a malpartito, cercò di fuggire, ma finì a terra, contro un muro ove era effigiata l’immagine di una Madonna. Il malcapitato si vide perduto e si mise ad invocare la Vergine. Si udì allora – affermano le cronache del tempo – una voce che gridò “perdonate, perdonate”. I tre giovani che stavano per infilzare il rivale lasciarono cadere le spade e si riappacificarono con lui. La voce si propagò subito per Lodi e l’immagine fu oggetto di venerazione. Non molto tempo dopo un altro fatto miracoloso (la guarigione di uno storpio dalla nascita) decretò la fine della “casa chiusa”. Il popolo chiese ai maggiorenti della città che venisse demolito lo stabile e le prostitute venissero allontanate dalla città. L’edificio venne abbattuto e sull’area venne eretto lo stupendo tempio dell’Incoronata (1487). L’affresco con l’effige della Madonna è ancora visibile ed è collocato sull’altare maggiore del tempio stesso. Il secondo fatto miracoloso accadde all’ora sedicesima del 7 settembre 1515. Da una immagine della Vergine dipinta sul muro del Palazzo di Giustizia (ora corso Umberto) sotto la quale stavano duellando due giovani si udì una voce esclamare “pace, pace, pace!”. Riappacificazione dei due rivali e giubilo in città che incominciò a venerare la miracolosa immagine della Madonna della Pace.

Tiziana De Felice

Tiziana De Felice è nata a Livorno il 22 febbraio 1958. Laureata in medicina, lavora come medico, ma dipinge da sempre. Nel corso degli ultimi quattro anni l’attività artistica ha assunto uno spazio importante nella sua vita e la ricerca stilistica nella pittura ha attinto i contenuti da una precisa ricerca introspettiva che l’attenta osservazione di ogni sua opera chiaramente evoca. Ha partecipato a rassegne e mostre collettive ottenendo numerosi riconoscimenti tra i quali ricordiamo nel 1999 e nel 2000 il premio Effetto Venezia a Livorno, il premio Città di Cecina 1999, il premio Città di Pisa 2000, il premio Città di Livorno 2000, ed il premio speciale Arte a Livorno/Fare Grafica 2000 nell’ambito del Premio Rotonda M.Borgiotti a Livorno.

Porta Elisa in Lucca

L’imponente quarta cerchia di mura di Lucca, opera colossale con i suoi 4200 metri di “cintura”, i suoi undici baluardi, le sue dodici cortine con filari di alberi, il fossato con terrapieno, i sotterranei nei bastioni e la bellissima “passeggiata” fu fornita in origine di tre porte, a cui se ne aggiunsero poi, più recentemente, altre tre, tutte intitolate con nomi di santi (San Donato, San Pietro, Santa Maria, San Jacopo e Sant’Anna) tranne una, chiamata Porta Elisa. L’Elisa in questione è ovviamente Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella dell’imperatore di Francia e Italia Napoleone I, cui fu affidata la città di Lucca nell’anno 1805, assieme all’intera Garfagnana. Elisa resse con intelligenza le sorti di Lucca e nel 1804 decise di aprire una nuova porta, a lei intitolata, nella cinta muraria, per agevolare l’ingresso in città. Nel 1812 il fiume Serchio straripò ma la forza delle acque fu arrestata dal baluardo di mura della città: Elisa, tornata a Lucca, non riuscì a rientrare attraverso la porta, se non facendosi issare sopra i bastioni con un’apposita gru.

Unione Sportiva Casertana

Il 7 agosto 1924 nasce ufficialmente la “Unione Sportiva Casertana”. Il massimo dirigente della società rossoblù è l’avvocato Mario Biggiero mentre Alfredo De Negri copre l’incarico di direttore sportivo. Iniziano le prime amichevoli per saggiare la consistenza della formazione rossoblù, e la svolta arriva dopo una mortificante sconfitta subita ad opera dell’Internaples. De Negri fa arrivare a Caserta alcuni calciatori ungheresi. I risultati di questa campagna di rafforzamento non tardano a venire e la Casertana nel 1925 riesce a vincere 34 delle 36 amichevoli giocate nel corso della stagione. Nel 1926 arriva l’iscrizione alla Federazione Nazionale. La Casertana viene iscritta al campionato di seconda serie nazionale e la stagione inizia con tre successi in altrettanti incontri. Ma non manca il “fattaccio” che prende le sembianze del direttore di gara Mastroserio di Bari. La giacchetta nera nel corso dell’incontro interno dei rossoblù contro la Roman, formazione della capitale, concede tre calci di rigore alla compagine ospite. L’arbitro, a fine gara, viene “raggiunto” dai sostenitori casertani, e, come conseguenza, la formazione rossoblù viene espulsa dal torneo per “indegnità”. Le vie politiche consentono alla Casertana di essere riammessa al campionato ma la squadra, che così tanto bene aveva impressionato all’inizio della stagione, sembra essersi “dissolta”. Alla fine del torneo la squadra si “smembra” ed inizia un lungo periodo “buio” per il calcio a Caserta che durerà fino al 1935. Nel 1937 inizia la costruzione del “Pinto” grazie anche all’intervento del Podestà Ludovico Ricciardelli. Inizia una nuova era per la “Unione Sportiva Casertana” che riaccende gli animi dei sostenitori rossoblù. Nel 1938 la Casertana chiude al secondo posto il campionato di terza divisione nazionale. Sembra essere iniziata, quindi, una nuova stagione di grandi successi per la Casertana, ma, ormai, si è alla vigilia della Seconda guerra mondiale…

La storia di Cecina inizia con gli Etruschi

La zona dove oggi sorge la città di Cecina, conosciuta in epoca etrusca, fu anche abitata nell’età romana, quando il Console Albinio Cecina, discendente di un’antichissima famiglia di origine etrusca, ordinò la costruzione di una villa, i cui resti sono tutt’oggi visitabili in località San Vincenzino. Il territorio conobbe una lunga fase di declino, iniziato con la decadenza della civiltà etrusca ed accentuatosi durante la dominazione romana. Solo verso la metà dell’Ottocento, la bonifica del Granduca Leopoldo II di Toscana cambiò completamente l’aspetto del territorio, rendendolo visibile e coltivabile, dando l’avvio a quel processo di sviluppo economico che si è protratto fino ai nostri giorni. L’abitato di Cecina nasce ufficialmente nel 1852, anche se attualmente dei vecchi edifici non si hanno più tracce, in quanto Cecina fu quasi completamente rasa al suolo durante la II Guerra Mondiale. Della storia più antica di Cecina si trovano testimonianze presso la Villa della Cinquantina, edificata nel 1768 in pieno ambiente malarico allo scopo di ospitare i braccianti stagionali durante il periodo della mietitura.

Le mura della città di Grosseto

La città di Grosseto possedeva delle mura già nel XII secolo, ma si trattava di un’antica cinta muraria che venne più volte distrutta e ricostruita nel corso dei secoli fino a quando fu sostituita dalle mura esagonali che ancor oggi circondano il vecchio centro cittadino. L’opera di costruzione di questa cinta fu iniziata con Francesco I nel 1574 su progetto di Baldassarre Lanci. I lavori furono terminati 19 anni dopo sotto Ferdinando I. Per la realizzazione della maestosa fortificazione fu emanato un decreto che autorizzava l’impiego come manodopera dei condannati detenuti in tutte le prigioni della Toscana. Ad ogni angolo, le mura presentano un bastione fortificato. La parte esterna della fortificazione era circondata da un fossato e da un argine di terra battuta. Escluse alcune piccole porticine facilmente difendibili, dette postierie, gli accessi alla città erano due, uno a Nord, Porta Nuova, e uno a Sud, un tempo chiamato Porta Reale, oggi Porta Vecchia. Leopoldo II nel 1855 ordinò la distruzione delle torricelle e dei ‘casini’ delle guardie al vertice dei bastioni, conferendo alle mura di Grosseto un aspetto meno marziale.