Soprannomi in dialetto

La loro memoria strappa ancora il sorriso. Singolari, eccentrici, bizzarri un po’ "matti".
Chi ha superato gli "anta" li ricorda con simpatia, anche perché a modo loro erano personaggi, protagonisti di una Cagliari che nel quartiere di Castello aveva il suo fulcro vitale. Nobili, popolani, ognuno aveva il suo "allumingiu" (soprannome),che aveva quasi più valore del nome di battesimo.
Bastavano una sventurata malformazione fisica, un particolare vezzo o tic nervoso a far scatenare la fantasia dei cagliaritani. Come non ricordare "Alfredo Conch’e bagna" (testa di sugo), per via dei suoi capelli rossi color sugo, quello che andava a vestire i morti sbronzo e si presentava giulivo come una pasqua di fronte ai parenti del defunto.
Oppure il lattaio di vico Genovesi, Giorgio "Spollincu" (nudo), che se lo si chiamava così rispondeva stizzito "è berus, mi seu spollau cun sorri tua" (è vero, mi sono spogliato con tua sorella).
E guai a non dare l’elemosina a "Ciondolino" una simpatica mendicante che chiedeva "Comporai sa maginedda cun Gesù Cristu a part’e ananti e sa Madonna a part’e palasa" (comprate l’immaginetta con Gesù davanti e la Madonna sul retro).
Un altro ancora a causa della poliomielite era costretto a camminare a saltelli e per questa sua disgraziata sventura si beccò "s’allumingiu" di "Macchin’e scriri", perché questo suo camminare cadenzato ricordava il battito della tastiera della macchina da scrivere.
 

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