Le più antiche tracce umane

Le più antiche tracce del popolamento umano della Sardegna furono individuate una ventina di anni orsono nella valle e nei terrazzi del Rio Altana nella regione dell’Anglona vicino a Sassari, tra Perfugas e Laerru. Per le loro caratteristiche tecnologiche, gli strumenti in selce recuperati in questa regione, grattatoi e schegge con incavi clactoniani, lame e raschiatoi tayaziani, vennero fatti risalire a due distinte fasi del Paleolitico inferiore e riconducibili rispettivamente a circa 500.000-450.000 e a circa 200-150.000 anni fa.
Al sito di Codrovulos, sulla terrazza soprastante il Rio Altana, fu attribuito anche il più antico laboratorio di manufatti in selce dell’isola. Industrie prodotte in tecnica clactoniana risultarono attestate anche nella zona del Campidano tra Uras, Mogoro e Sardara.
La somiglianza dei manufatti dell’Anglona con altri coevi di Toscana, Lazio e Abruzzi fece supporre primordiali relazioni dei primi abitanti dell’isola con gruppi umani delle coste tirreniche dell’Italia centrale che, a quei tempi, doveva formare con la Corsica e la Sardegna un’unica terra, "La Tirrenide", o al massimo essere separata da uno stretto braccio di mare, superabile con zattere e tronchi cavi.
Diversamente altre teorie individuarono nel versante costiero ligure-provenzale la terra che in quei tempi era la più vicina fisicamente e culturalmente all’isola.
Finora mancano in Sardegna le tracce di artefatti del paleolitico medio, pertinenti ai tempi in cui, tra 120.000 e 40.000 anni fa, all’homo herectus del Paleolitico inferiore, succedette in Europa l’homo sapiens neanderthalensis, già consapevole dei problemi esistenziali e vicino a noi per doti intellettive.
 

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