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I tesori dei fondali sardi

"Loredan", "Entella", "Isonzo", "Romagna". Alla stragrande maggioranza questi nomi non dicono nulla, solo per i fortunati sopravvissuti e i testimoni oculari hanno un significato che vale il ricordo di momenti drammatici. Hanno quasi l'aspetto di imponenti sculture quelle navi che da anni giacciono silenziose in fondo al mare del golfo di Cagliari. I fondali trasparenti e cristallini che circondano la Sardegna sembrano un gigantesco "museo a mare aperto" dove si può rivisitare, in un certo senso, la storia della marina. Per lo più si tratta di relitti moderni affondati durante la seconda guerra mondiale, dal sottomarino inglese "Safari" che, tra aprile e luglio del 1943, operò come un corsaro, infliggendo gravi perdite alla Marina Militare Italiana e alle navi dell'Asse. Così, nel diario di bordo redatto dal comandante del sommergibile, il Tenente Lakin descrive il drammatico affondamento delle navi italiane. "10 aprile 1943, il convoglio procede ad un'andatura di 7 nodi. Ore 17,19 lanciato il primo siluro sulla prua della nave cisterna. Ore 17,19 e 43 secondi secondo siluro. Ore 17,19 e 55 secondi terzo siluro all'altezza della pancia della nave." All'altezza di Torre delle Stelle tutte e tre le navi, l'Isonzo, il Loredan e l'Entella, furono affondate. Il relitto di quest'ultima può essere visitato anche perché adagiato a non più di dieci metri di profondità. Gli altri invece sono meta di impegnative e affascinanti immersioni subacquee perché poggiate su un fondale compreso tra i cinquanta e i settanta metri. Oggi, quelle lamiere contorte e arrugginite, sono popolate da alghe, organismi marini e miriadi di pesci che sembra abbiano ritrovato col tempo un loro nuovo habitat e cancellato quella traccia carica di dolore.

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