Tiziana De Felice

Tiziana De Felice è nata a Livorno il 22 febbraio 1958. Laureata in medicina, lavora come medico, ma dipinge da sempre. Nel corso degli ultimi quattro anni l’attività artistica ha assunto uno spazio importante nella sua vita e la ricerca stilistica nella pittura ha attinto i contenuti da una precisa ricerca introspettiva che l’attenta osservazione di ogni sua opera chiaramente evoca. Ha partecipato a rassegne e mostre collettive ottenendo numerosi riconoscimenti tra i quali ricordiamo nel 1999 e nel 2000 il premio Effetto Venezia a Livorno, il premio Città di Cecina 1999, il premio Città di Pisa 2000, il premio Città di Livorno 2000, ed il premio speciale Arte a Livorno/Fare Grafica 2000 nell’ambito del Premio Rotonda M.Borgiotti a Livorno.

Porta Elisa in Lucca

L’imponente quarta cerchia di mura di Lucca, opera colossale con i suoi 4200 metri di “cintura”, i suoi undici baluardi, le sue dodici cortine con filari di alberi, il fossato con terrapieno, i sotterranei nei bastioni e la bellissima “passeggiata” fu fornita in origine di tre porte, a cui se ne aggiunsero poi, più recentemente, altre tre, tutte intitolate con nomi di santi (San Donato, San Pietro, Santa Maria, San Jacopo e Sant’Anna) tranne una, chiamata Porta Elisa. L’Elisa in questione è ovviamente Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella dell’imperatore di Francia e Italia Napoleone I, cui fu affidata la città di Lucca nell’anno 1805, assieme all’intera Garfagnana. Elisa resse con intelligenza le sorti di Lucca e nel 1804 decise di aprire una nuova porta, a lei intitolata, nella cinta muraria, per agevolare l’ingresso in città. Nel 1812 il fiume Serchio straripò ma la forza delle acque fu arrestata dal baluardo di mura della città: Elisa, tornata a Lucca, non riuscì a rientrare attraverso la porta, se non facendosi issare sopra i bastioni con un’apposita gru.

Unione Sportiva Casertana

Il 7 agosto 1924 nasce ufficialmente la “Unione Sportiva Casertana”. Il massimo dirigente della società rossoblù è l’avvocato Mario Biggiero mentre Alfredo De Negri copre l’incarico di direttore sportivo. Iniziano le prime amichevoli per saggiare la consistenza della formazione rossoblù, e la svolta arriva dopo una mortificante sconfitta subita ad opera dell’Internaples. De Negri fa arrivare a Caserta alcuni calciatori ungheresi. I risultati di questa campagna di rafforzamento non tardano a venire e la Casertana nel 1925 riesce a vincere 34 delle 36 amichevoli giocate nel corso della stagione. Nel 1926 arriva l’iscrizione alla Federazione Nazionale. La Casertana viene iscritta al campionato di seconda serie nazionale e la stagione inizia con tre successi in altrettanti incontri. Ma non manca il “fattaccio” che prende le sembianze del direttore di gara Mastroserio di Bari. La giacchetta nera nel corso dell’incontro interno dei rossoblù contro la Roman, formazione della capitale, concede tre calci di rigore alla compagine ospite. L’arbitro, a fine gara, viene “raggiunto” dai sostenitori casertani, e, come conseguenza, la formazione rossoblù viene espulsa dal torneo per “indegnità”. Le vie politiche consentono alla Casertana di essere riammessa al campionato ma la squadra, che così tanto bene aveva impressionato all’inizio della stagione, sembra essersi “dissolta”. Alla fine del torneo la squadra si “smembra” ed inizia un lungo periodo “buio” per il calcio a Caserta che durerà fino al 1935. Nel 1937 inizia la costruzione del “Pinto” grazie anche all’intervento del Podestà Ludovico Ricciardelli. Inizia una nuova era per la “Unione Sportiva Casertana” che riaccende gli animi dei sostenitori rossoblù. Nel 1938 la Casertana chiude al secondo posto il campionato di terza divisione nazionale. Sembra essere iniziata, quindi, una nuova stagione di grandi successi per la Casertana, ma, ormai, si è alla vigilia della Seconda guerra mondiale…

La storia di Cecina inizia con gli Etruschi

La zona dove oggi sorge la città di Cecina, conosciuta in epoca etrusca, fu anche abitata nell’età romana, quando il Console Albinio Cecina, discendente di un’antichissima famiglia di origine etrusca, ordinò la costruzione di una villa, i cui resti sono tutt’oggi visitabili in località San Vincenzino. Il territorio conobbe una lunga fase di declino, iniziato con la decadenza della civiltà etrusca ed accentuatosi durante la dominazione romana. Solo verso la metà dell’Ottocento, la bonifica del Granduca Leopoldo II di Toscana cambiò completamente l’aspetto del territorio, rendendolo visibile e coltivabile, dando l’avvio a quel processo di sviluppo economico che si è protratto fino ai nostri giorni. L’abitato di Cecina nasce ufficialmente nel 1852, anche se attualmente dei vecchi edifici non si hanno più tracce, in quanto Cecina fu quasi completamente rasa al suolo durante la II Guerra Mondiale. Della storia più antica di Cecina si trovano testimonianze presso la Villa della Cinquantina, edificata nel 1768 in pieno ambiente malarico allo scopo di ospitare i braccianti stagionali durante il periodo della mietitura.

Le mura della città di Grosseto

La città di Grosseto possedeva delle mura già nel XII secolo, ma si trattava di un’antica cinta muraria che venne più volte distrutta e ricostruita nel corso dei secoli fino a quando fu sostituita dalle mura esagonali che ancor oggi circondano il vecchio centro cittadino. L’opera di costruzione di questa cinta fu iniziata con Francesco I nel 1574 su progetto di Baldassarre Lanci. I lavori furono terminati 19 anni dopo sotto Ferdinando I. Per la realizzazione della maestosa fortificazione fu emanato un decreto che autorizzava l’impiego come manodopera dei condannati detenuti in tutte le prigioni della Toscana. Ad ogni angolo, le mura presentano un bastione fortificato. La parte esterna della fortificazione era circondata da un fossato e da un argine di terra battuta. Escluse alcune piccole porticine facilmente difendibili, dette postierie, gli accessi alla città erano due, uno a Nord, Porta Nuova, e uno a Sud, un tempo chiamato Porta Reale, oggi Porta Vecchia. Leopoldo II nel 1855 ordinò la distruzione delle torricelle e dei ‘casini’ delle guardie al vertice dei bastioni, conferendo alle mura di Grosseto un aspetto meno marziale.

Il miracolo del lumicino

Una leggenda vuole che nel 1577, durante una piena del Tevere, un lumicino che ardeva sotto un’immagine della Madonna, collocata alla base del campanile di S. Giovanni Calibita (ospedale Fatebenefratelli), fosse sommerso dalle acque, rimanendo prodigiosamente acceso. L’immagine, subito riconosciuta miracolosa, fu portata all’interno della chiesa, dove è ancora visibile. Al suo posto, un’altra Madonnella a ricordarne l’evento.

Verona sotto Venezia

Dopo la dominazione austriaca, Verona torna alla Repubblica Veneta che l’acquista dopo un memorabile assedio e il pagamento di un grosso tributo di guerra. Rientrata in possesso di Verona, Venezia la fortifica costruendo attorno alla città la spianata, abbattendo i sobborghi per il raggio di un miglio e costruendo al posto delle mura scaligere i possenti bastioni che si possono tuttora ammirare. Sulla Piazza delle Erbe è innalzata la grande colonna sostenente il leone alato di San Marco alla quale, per un certo periodo, si attribuisce il diritto di asilo per i debitori. L’epoca veneziana, nel complesso, fu per Verona un periodo di pace. Gli studi e le arti ne risentirono i benefici effetti. La pittura annovera tra i suoi cultori Paolo Caliari detto il Veronese; la scultura si arricchisce delle opere di Girolamo Campagna; le lettere sono tra l’altro coltivate da Giulio Cesare Becelli e da Scipione Maffei; nella medicina e nell’astronomia si distingue Girolamo Fracastoro che è tra i primi ad ammettere l’obliquità dell’eclittica terrestre e ad concepire la decomposizione del moto e che fu il fondatore della moderna patologia medica. Testimoni dell’intensa rifioritura degli studi sono numerose istituzioni culturali, alcune ancora oggi vitali: la Biblioteca Civica, l’Accademia di Pittura e di Scultura, l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere. In epoca veneziana nasce anche la prima fiera veronese, progenitrice della celeberrima Fiera dell’Agricoltura, che è la principale manifestazione veronese.

I ridotti e i casini veneziani

I ridotti e i casini erano delle piccole case o soltanto delle stanze, dove i veneziani rimanevano fino all’alba per divertirsi giocando d’azzardo o intrattenendosi con delle cortigiane.
Tra i ridotti più importanti c’erano senz’altro quello aperto nel Palazzo Dandolo a San Moisè nel 1638 tanto che veniva chiamato semplicemente “il Ridotto”. Al suo interno c’erano molti tavoli in fila, in ognuno dei quali era seduto un gentiluomo che teneva il banco con zecchini e ducati, e che aspettava i giocatori. Potevano giocare i nobili o chiunque portasse una maschera, la baùta.
Con il gioco d’azzardo di solito si accompagnavano anche i facili costumi; al Ridotto si poteva amoreggiare liberamente con delle cortigiane, a volte messe in palio come vincita. Gli eccessi giunsero ad un punto tale di licenza che il consiglio dei Dieci lo fece chiudere il 27 novembre 1774.
Da questa chiusura ne guadagnarono i casini, più piccoli e meglio gestibili, dove si giocava fino all’alba e si svolgevano ogni sorta di feste e di orge. Negli ultimi anni della Repubblica di Venezia si contavano in città ben 136 casini.
Non tutti erano però luoghi di perdizione, ve ne erano molti con accademie musicali, letture di poesie, semplici feste da ballo.
Ce ne erano per tutte le categorie: vi erano i casini per soli nobili, altri per normali cittadini, altri ancora per i segretari; c’era anche un casino per i cuochi. I casini dei ceti più bassi erano lontani dal centro, con un orto per poter gipcare a palla.

Cartoomics 2013 a Milano

Iron Man nella serie Avenger 1Cartoomics, lo storico salone milanese dedicato ai fantastici mondi del Fumetto, dei Cartoons, dei Cosplay, della Fantascienza, del Fantasy e del Collezionismo, compie vent’anni!
Per festeggiare la ricorrenza in grande stile, grazie anche agli spazi della nuova location in Fieramilano a Rho, sotto la guida del direttore artistico Filippo Mazzarella, è stato approntato un ricchissimo programma di eventi, mostre, incontri, sfilate, proiezioni e anteprime con ospiti d’eccezione e tante sorprese, a cominciare dall’esclusivo album a figurine realizzato in collaborazione con Panini, distribuito gratuitamente a tutti i visitatori insieme al Catalogo Ufficiale della manifestazione.
In contemporanea, con lo stesso biglietto d’ingresso, sarà possibile visitare anche altri eventi organizzati da Italia Crea: Ludica, il Festival italiano del gioco e del videogioco, con le due nuove spin-off dedicate al modellismo (Ludica Model) e ai bambini (Ludica Bimbi), e poi Weekend Donna (esclusiva kermesse dedicata alla donna e alle sue passioni) e Hobby Show, il Salone delle arti e della creatività manuale. Il tutto a comporre una grande “tre giorni” di eventi che coinvolge tutta la famiglia.

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I canali veneziani

L’impianto di tutta la città di Venezia è quello atipico di una città nata e sviluppata nell’acqua, lontana dala terraferma.
Già nel VI secolo gli abitanti della laguna veneta erano descritti come strane persone: si spostavano sempre sull’acqua e tenevano le barche legate ai muri delle case come si faceva con i cavalli o gli animali domestici. Nel XII secolo si scriveva con stupore che quando volevano andare in chiesa non avevano altra via che il canale.
Ogni canale a Venezia ha un suo nome, esattamente come le strade, e solo da questo si può arguire quanto la loro funzione sia quella di una normale via. I rii sono stati dunque la via di trasporto principe per la città fino alla metà dell’XI secolo quando vennero costruiti i due nuovi ponti sul Canale grande e la viabilità pedonale divenne il fenomeno di massa. Oggi si contano circa 150 canali; i principali sono il Canal Grnade e il Canale della Giudecca.
L’acqua che scorre nei canali va e viene a seconda delle maree, ed è importante per la pulizia quotidiana di tutta la città, che da secoli scarica direttamente nell’acqua tutti i suoi liquami.
I canali hanno bisogno di manutenzione per evitare che si interrino e non svolgano più la loro funzione di pulizia cittadina; questa manutenzione è stata effettuata per secoli, salvo essere stata un pò “dimenticata” nella seconda metà del Novecento. Per fortuna verso gli ultimi anni delle stesso secolo la buona abitudine è stata ripresa con vigore, assieme alla bonifica delle fondamenta delle case prospicienti i rii stessi.