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	<title>L'Italia dalla A alla Z &#187; tradizione</title>
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	<description>L'Italia da Nord a Sud, da Est a Ovest</description>
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		<title>I giochi di un tempo</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 23:18:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre a giochi comuni come il pampano, il girotondo, le biglie, moscacieca e nascondino, i bambini di <a href="http://www.genovaxnoi.it/">Genova </a>di un tempo si divertivano anche con altri giochi. La Lippa, per questo gioco occorreva un particolare segmento di legno affusolato agli estremi che veniva posto in bilico su di un sasso. Si doveva colpirlo lievemente con un bastone apposito, nodoso e leggermente ricurvo, in maniera da sollevarlo in aria per poi colpirlo al volo con forza, in modo da mandarlo il pi&ugrave; lontano possibile. Meno violento era il gioco delle grette o, prima della comparsa di queste, dei coperchi delle scatole di lucido da scarpe. Tracciata col gesso una pista tortuosa, si compivano con le grette, giri d&#39;Italia, tours di Francia e altro ancora a forza di micellate. Ognuno aveva per il proprio &quot;bolide&quot; trucchi speciali: ad esempio, lo si appesantiva con piccole quantit&agrave; di cera, stucco o altro; si incollava infine all&#39;interno l&#39;immagine del corridore preferito. </p>
<p>La Ziardoa, un gioco umile, passatempo dei bambini era la trottola, a ziardoa. Di legno, a forma conica, con in punta un perno d&#39;acciaio, vi si avvolgeva attorno a terraninna, cio&egrave; una funicella, e poi veniva lanciata a frusta: la trottola iniziava cos&igrave; a girare vorticosamente per diversi minuti. Careghetta, si recita una filastrocca mentre un bambino, sistemato su di un seggiolino formato dagli avambracci degli adulti, viene fatto dondolare; con l&#39;ultimo verso si fa saltare il bambino in aria.</p>
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		<title>Il quartiere ebraico di Palermo</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 22:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il quartiere ebraico di Palermo era compreso tra il Ponticello, la via Candelai e la via del Giardinaccio (strade del centro storico di Palermo). Si form&#242; a partire dal IX secolo dopo la conquista musulmana della Sicilia. </p> <p>Chiamato in arabo &#34;Harat al Yahud&#34; era composto da una serie di misere casupole poste ai margini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il quartiere ebraico di <a href="http://www.palermoxnoi.it/">Palermo </a>era compreso tra il Ponticello, la via Candelai e la via del Giardinaccio (strade del centro storico di Palermo). Si form&ograve; a partire dal IX secolo dopo la conquista musulmana della Sicilia. </p>
<p>Chiamato in arabo &quot;Harat al Yahud&quot; era composto da una serie di misere casupole poste ai margini del torrente Kemonia, e soggette per questo a frequenti alluvioni. Aveva il suo centro in una sinagoga. Gli ebrei vi restarono indisturbati per tutto il tempo che la Sicilia accolse serenamente i popoli di qualsiasi origine. Ma nel 1492 il fanatismo di re Ferdinando il Cattolico scacci&ograve; gli ebrei dalla Spagna e dalla Sicilia. I loro beni furono venduti e la sinagoga pass&ograve; nelle mani della nobilt&agrave; locale.</p>
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		<title>Il merletto</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 22:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Narra una leggenda che un pescatore, lasciando la fanciulla amata per partire per la guerra, poneva tra le mani di lei, quale pegno d&#39;amore, una pianticella marina da lui colta, una specie di fiore che si levava con tentacoli e arabeschi, stano e irreale, bellissimo.</p> <p>la ragazza ingannava l&#39;attesa tessendo una fitta rete per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Narra una leggenda che un pescatore, lasciando la fanciulla amata per partire per la guerra, poneva tra le mani di lei, quale pegno d&#39;amore, una pianticella marina da lui colta, una specie di fiore che si levava con tentacoli e arabeschi, stano e irreale, bellissimo.</p>
<p>la ragazza ingannava l&#39;attesa tessendo una fitta rete per il suo pescatore. Quando il giovane torn&ograve; la rete era compiuta, ma nell&#39;aprirla e stenderla a terra essa rivel&ograve; nella sua trama leggera l&#39;impronta di quel fiore marino. <br />
	Certamente l&#39;arte del merletto era gi&agrave; diffusa e <a href="http://www.veneziaxnoi.it/">Venezia</a> almeno sin dal XV secolo, allorch&egrave; la dogaressa Dandola Malipiero ne fond&ograve; la prima vera scuola. Nel secolo successivo Venezia divenne uno dei centri mondiali di questo artigianato, nato come attivit&agrave; prevalentemente domestica, &quot;guidata&quot; da nobildonne che nei loro palazzi davano spazio a veri e propri laboratori e a scuole di ricamo. <br />
	Dalle originarie sedi dei palazzi, l&#39;attivit&agrave; si diffuse poi negli ospedali, negli ospizi e in tutti quegli istituti, perlopi&ugrave; gestite da religiose, che offrivano ospitalit&agrave; a giovani, le quali vi apprendevano un mestiere e con il loro lavoro vi pagavano la retta. <br />
	La produzione era in gran parte controllata dai membri della corporazione dei Merciai che commissionavano e ritiravano i prodotti finiti. <br />
	La produzione veneziana del merletto, sia ad ago che a fusello, conobbe una grossa crisi nel corso della seconda met&agrave; del XVII secolo, a causa dell&#39;intensificarsi della concorrenza da parte delle manifatture francesi, strutturate in modo molto pi&ugrave; moderno e produttivo<br />
	Verso la fine del Settecento e in tutto l&#39;Ottocento il merletto quasi scompare dall&#39;abbigliamento. Bisogner&agrave; aspettare fino alla fine dell&#39;Ottocento per vedere rifiorire l&#39;arte del ricamo, grazie soprattutto all&#39;amore e all&#39;impegno della contessa Adriana Marcello, che ne rifonder&agrave; la scuola e all&#39;esperienza di una grande maestra Cencia Scarpariola, autentica custode di segreti tecnici secolari.</p>
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		<title>Palio di Ferrara, il più antico del mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 10:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrara]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il Palio di Ferrara &#232; il pi&#249; antico del mondo. Venne infatti istituzionalizzato dal Comune di Ferrara nel 1279, codificando una ormai ventennale tradizione popolare di giochi e feste che si svolgevano per festeggiare il marchese e Signore della Citt&#224;, Azzo VII Novello d&#8217;Este, vincitore nel 1259 a Cassano d&#8217;Adda su Ezzelino da Romano, vicario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Palio di <a href="http://www.zerodelta.net/ferrara.php">Ferrara</a> &egrave; il pi&ugrave; antico del mondo.<br />
Venne infatti istituzionalizzato dal Comune di Ferrara nel 1279, codificando una ormai ventennale tradizione popolare di giochi e feste che si svolgevano per festeggiare il marchese e Signore della Citt&agrave;, Azzo VII Novello d&#8217;Este, vincitore nel 1259 a Cassano d&#8217;Adda su Ezzelino da Romano, vicario dell&#8217;Imperatore tedesco. <br />
Il Palio fu corso ininterrottamente, eccezione fatta solo per gravi eventi bellici o per calamit&agrave; naturali, fino al 1860 e visse momenti particolarmente fulgidi all&#8217;epoca del ducato. Gli statuti del 1287, primo vero corpo di leggi promulgato dal Comune di Ferrara, disponevano che il Palio si corresse due volte all&#8217;anno, il 23 aprile, in onore di San Giorgio patrono di Ferrara, ed il 15 agosto, in onore della Vergine Assunta, ma numerose edizioni straordinarie furono organizzate per celebrare importanti avvenimenti.<br />
Le corse dei cavalli, degli asini, delle donne e degli uomini, alle quali chiunque si poteva iscrivere, dovevano effettuarsi in quelle ricorrenze alla presenza delle autorit&agrave; cittadine.<br />
Il premio per il vincitore era, appunto, un &quot;palio&quot;, cio&egrave; un panno di stoffa. <br />
Attualmente il Palio di Ferrara si disputa una volta all&#8217;anno, l&#8217;ultima domenica di maggio (in caso di maltempo la prima domenica di giugno), una data scelta per rievocare una delle edizioni pi&ugrave; famose, quella cio&egrave; del 1471 con la quale la citt&agrave; salut&ograve; Borso d&#8217;Este di ritorno da Roma, appunto a fine maggio, dove il Pontefice Paolo II lo aveva insignito del titolo di Duca di Ferrara. Per questa ragione tutti i costumi sono ispirati alle fogge dell&#8217;epoca.<br />
&nbsp;</p>
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