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	<title>L'Italia dalla A alla Z &#187; miti e leggende</title>
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	<description>L'Italia da Nord a Sud, da Est a Ovest</description>
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		<title>Il Castello di Miramare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Massimiliano d&#8217;Asburgo, innamorato della costa triestina, vi fece costruire il castello di Miramare e da l&#236; part&#236; con la sua sposa, Carlotta, alla volta del Messico, paese di cui era stato nominato imperatore. Nella sua amata dimora il regnante non torner&#224; pi&#249;, fucilato nel 1867 nel lontano paese. Carlotta morir&#224; in Belgio, dopo aver perso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Massimiliano d&#8217;Asburgo, innamorato della costa<a href="http://www.zerodelta.net/trieste.php"> triestina</a>, vi fece costruire il castello di Miramare e da l&igrave; part&igrave; con la sua sposa, Carlotta, alla volta del Messico, paese di cui era stato nominato imperatore.<br />
Nella sua amata dimora il regnante non torner&agrave; pi&ugrave;, fucilato nel 1867 nel lontano paese. Carlotta morir&agrave; in Belgio, dopo aver perso la ragione. <br />
Da qui, lo splendido castello, poco abitato dai giovani sposi, port&ograve; con se la leggenda di causare morte prematura in terra straniera ai suoi proprietari, come accadde in seguito anche al duca Amedeo d&#8217;Aosta, che lo abit&ograve; sette anni, morendo poi a Nairobi.<br />
In realt&agrave; Miramare resta una bella dimora piena di fascino e di malinconia, con tanti ricordi ed un amore ancora racchiuso tra le sue mura.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Magia nera: piazza Statuto</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 10:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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		<category><![CDATA[Torino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La &#34;Torino nera&#34; naturalmente &#232; la Torino orientata ad ovest, l&#224; dove tramonta il sole, il luogo dell&#8217;oscurit&#224;, della morte. L&#8217;Occidente &#232; da sempre legato al Male, basti pensare alla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre: i due peccatori vengono spinti dall&#8217;est per eccellenza a peregrinare verso ovest. L&#8217;Ovest della Torino antica corrispondeva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La &quot;<a href="http://www.zerodelta.net/torino.php">Torino</a> nera&quot; naturalmente &egrave; la Torino orientata ad ovest, l&agrave; dove tramonta il sole, il luogo dell&#8217;oscurit&agrave;, della morte. L&#8217;Occidente &egrave; da sempre legato al Male, basti pensare alla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre: i due peccatori vengono spinti dall&#8217;est per eccellenza a peregrinare verso ovest. L&#8217;Ovest della Torino antica corrispondeva con l&#8217;odierna piazza Statuto e la &quot;valle degli uccisi&quot; (tra gli odierni corso Valdocco e appunto il Rond&ograve; della Forca). <br />
Scavi recenti hanno riportato alla luce proprio qui ossa di giovani corpi: qualcuno mormor&ograve; di antichi sacrifici umani a cui non raramente ricorrevano i Celti. <br />
Del resto anche il moderno monumento al traforo del Frejus con i suoi corpi bianchi riversi sul monte nero &egrave; di aspetto sinistro e nel suo contrasto di colori rivela ancora una volta la dualit&agrave; magica di Torino. <br />
La stessa simbologia della scultura &egrave; alquanto strana: l&#8217;angelo che sovrasta il monumento dovrebbe rappresentare la scienza che trionfa sui titani, ma da quando un angelo rappresenta il raziocinio e la ragione? Se il Bene e il Male si richiamano e si rincorrono, anche la Ragione e l&#8217;Irrazionale si incontrano e si fondono in questa piazza. <br />
A pochi metri dal monumento dei caduti del Frejus, in direzione corso Francia, si erge una stele, eretta a ricordo di Giovanni Battista Beccaria. <br />
La piccola stele segna il 45&deg; parallelo che passa per Torino e ha il suo omologo a Rivoli. Eretta a testimonianza della facolt&agrave; del&#8217;uomo di misurare la Terra e prenderne possesso, &egrave; circondata da un doppio cerchio di alberi sfasati.<br />
Strana disposizione ma solo in apparenza. Questo &egrave; un &quot;ring&quot;, un anello celtico, rafforzato e raddoppiato dalla forza energetica degli alberi. <br />
Chiunque entri in quel cerchio sente di colpo l&#8217;atmosfera cambiare e il rumore assordante del traffico affievolirsi improvvisamente: l&#8217;aria sembra farsi pesante e immobile, mentre si sfumano i confini fra Ragione e Irrazionalit&agrave;.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Le origini leggendarie della Città</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 09:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Secondo un&#8217;antica leggenda, le origini di Taranto risalgono a circa 1200 anni prima della fondazione di Roma. Si narra, infatti, che Taras, figlio di Nettuno, giunto alla foce del fiume Tara, mentre celebrava un rito in onore del padre, vide apparire un Delfino. Egli, quindi, interpret&#242; l&#8217;evento come un segno del destino ed in quel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un&#8217;antica leggenda, le origini di Taranto risalgono a circa 1200 anni prima della fondazione di Roma.<br />
Si narra, infatti, che Taras, figlio di Nettuno, giunto alla foce del fiume Tara, mentre celebrava un rito in onore del padre, vide apparire un Delfino. <br />
Egli, quindi, interpret&ograve; l&#8217;evento come un segno del destino ed in quel luogo fond&ograve; la citt&agrave; di <a href="http://www.zerodelta.net/taranto.php">Taranto</a>. Il delfino, inoltre, rimarr&agrave; fino ai nostri giorni il simbolo della citt&agrave;.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Il mito di Aretusa</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jan 2010 09:18:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Secondo la mitologia la ninfa Aretusa, fedele ancella di Artemide, dea della caccia, fu scorta dal dio fluviale Alfeo, figlio di Oceano, che se ne invagh&#236; e tent&#242; di sedurla contro la sua volont&#224;. Per salvarsi da Alfeo fugg&#236; in Sicilia, dove Artemide la tramut&#242; in fonte nei pressi del porto di Siracusa, in Ortigia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo la mitologia la ninfa Aretusa, fedele ancella di Artemide, dea della caccia, fu scorta dal dio fluviale Alfeo, figlio di Oceano, che se ne invagh&igrave; e tent&ograve; di sedurla contro la sua volont&agrave;. <br />
Per salvarsi da Alfeo fugg&igrave; in Sicilia, dove Artemide la tramut&ograve; in fonte nei pressi del porto di <a href="http://www.zerodelta.net/siracusa.php">Siracusa</a>, in Ortigia .<br />
Zeus, commosso, mut&ograve; Alfeo in un fiume della Grecia, permettendogli cos&igrave; di raggiungere Aretusa, scorrendo sottoterra.<br />
Ancora oggi sul lungomare Alfeo ad Ortigia, nei pressi della celebre fonte, sgorga una sorgente detta &quot;l&#8217;Occhio della Zillica&quot;, che la fantasia popolare ha spesso identificato nell&#8217;innamorato Alfeo.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Un metodo &#8220;alternativo&#8221; per curare le cefalee</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 11:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La medicina salernitana riprese le principali nozioni del mondo antico e del sapere arabo. Tra i tanti strumenti, per quell&#8217;epoca innovativi, utilizzati dai medici di allora, quello per curare le cefalee &#232; sicuramente uno dei pi&#249; strani. Si trattava di una corona da imposizione in lamiera di ferro sottile a strisce, sormontata da una croce, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La medicina <a href="http://www.zerodelta.net/salerno.php">salernitana </a>riprese le principali nozioni del mondo antico e del sapere arabo. Tra i tanti strumenti, per quell&#8217;epoca innovativi, utilizzati dai medici di allora, quello per curare le cefalee &egrave; sicuramente uno dei pi&ugrave; strani. <br />
Si trattava di una corona da imposizione in lamiera di ferro sottile a strisce, sormontata da una croce, composta da due giri orizzontali, di cui il superiore pi&ugrave; piccolo, intersecati da quattro raggi verticali incrociati. <br />
La corona da imposizione era usata per la guarigione delle cefalee e faceva parte dei riti guaritori religiosi. <br />
Il ferro doveva essere ricevuto in carit&agrave; da diverse parti durante un pellegrinaggio per recarsi al santuario dove era venerato il Santo guaritore.<br />
Qui giunto il malato consegnava il ferro ad un fabbro il quale forgiava la corona.<br />
Questa doveva essere posta sull&#8217;altare, benedetta ed imposta sul capo del paziente dal sacerdote durante la funzione. <br />
Modernamente la corona &quot;da imposizione&quot; &egrave; stata studiata sotto l&#8217;aspetto terapeutico e si &egrave; voluto trovare in essa reali propriet&agrave;, in virt&ugrave; dei cosidetti circuiti oscillanti.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>La colonna trasportata dagli angeli</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 12:53:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;antica chiesa di San Tommaso a Caramanico in provincia di Pescara, una colonna si distingue da tutte le altre: si tratta di un esile pilastro sormontato da un grande capitello decorato con corone di foglie, palmette e motivi antropomorfi. Secondo la tradizione popolare questa colonna sarebbe &#34;santa&#34; e dotata di poteri miracolosi. Si racconta infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;antica chiesa di San Tommaso a Caramanico in provincia di <a href="http://www.zerodelta.net/pescara.php">Pescara</a>, una colonna si distingue da tutte le altre: si tratta di un esile pilastro sormontato da un grande capitello decorato con corone di foglie, palmette e motivi antropomorfi. <br />
Secondo la tradizione popolare questa colonna sarebbe &quot;santa&quot; e dotata di poteri miracolosi. <br />
Si racconta infatti che, durante l&#8217;edificazione della chiesa, mentre tutti gli operai si erano addormentati, un angelo trasport&ograve; la colonna dalla cava in cui era stata intagliata e la pose all&#8217;interno dell&#8217;edificio nel luogo in cui ancora oggi si trova. <br />
La devozione popolare le ha attribuito poteri che stanno a met&agrave; tra il magico e il religioso: toccandola o strofinandola con oggetti e fazzoletti, si pu&ograve; infatti guarire da molte malattie ed essere preservati dalla cattiva sorte.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;affascinante leggenda di Trasimeno e Agilla</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 12:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Un affascinante e romantico racconto mitologico vede il lago Trasimeno(o di Perugia). il nome del lago legato quello del principe Trasimeno, figlio di Tirreno, del re degli Etruschi. Si racconta che il giovane si stesse bagnando nelle acque quando la sua attenzione venne attirata da una voce soave che proveniva appunto dal piccolo lago. Fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un affascinante e romantico racconto mitologico vede il lago Trasimeno(o di <a href="http://www.zerodelta.net/perugia.php">Perugia</a>).  il nome del lago legato quello del principe Trasimeno, figlio di Tirreno, del re degli Etruschi.<br />
Si racconta che il giovane si stesse bagnando nelle acque quando la sua attenzione venne attirata da una voce soave che proveniva appunto dal piccolo lago. Fortemente incuriosito dal canto melodioso, si rec&ograve; ogni giorno al lago per ascoltarlo e scopr&igrave; che la voce apparteneva alla bellissima ninfa Agilla, che abitava nelle acque del lago. I due si conobbero, s&#8217;innamorarono e ben presto si sposarono, ma talmente forte era in lei il desiderio di abbracciarlo da trascinarlo con s&eacute; sotto acqua, provocandone involontariamente la morte. <br />
La giovane ninfa Agilla pianse talmente tante lacrime, disperata per ci&ograve; che aveva fatto, da riempire il piccolo lago e farlo diventare quello che &egrave; attualmente. Nelle sue acque giace l&#8217;amato Trasimeno, dal quale, secondo la leggenda, ne deriva il nome.<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pizza, tra storia passata e mito di oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 09:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Si narra che le tracce della pizza risalgano ai canti di Omero, all&#8217;assedio di Troia dove i greci, racconta il poeta dell&#8217;Iliade, mangiavano il loro cibo su &#34;piatti di acqua e farina&#34;, ma allora di olio, pomodoro e mozzarella non c&#8217;era traccia. Qualche notizia pi&#249; certa ci arriva dai Borboni. Sembra che re Ferdinando, sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si narra che le tracce della pizza risalgano ai canti di Omero, all&#8217;assedio di Troia dove i greci, racconta il poeta dell&#8217;Iliade, mangiavano il loro cibo su &quot;piatti di acqua e farina&quot;, ma allora di olio, pomodoro e mozzarella non c&#8217;era traccia.<br />
Qualche notizia pi&ugrave; certa ci arriva dai Borboni. Sembra che re Ferdinando, sul trono dal 1751 al 1825, abbia sfidato il rigido protocollo di palazzo per sedersi nei tavoli della bottega di &quot;n&#8217;Tuono&quot;, Antonio Testa. <br />
Ma la pizza, amata dal popolo e dal suo savrano, ancora non era riuscita ed entrare nei favori della regina e dei cortigiani. <br />
Fu con Fedinando II che il &quot;forno&quot; entr&ograve; a pieno diritto nei giardini del Palazzo. <br />
E persino Garibaldi decise di sfamarsi in una tipica tavena napolenta, con un piatto a base di&#8230; pizza. <br />
&quot;Marinara&quot; (pomodoro, aglio, origano e olio) e &quot;Mastunicola&quot; (basilico e strutto) sono le due specialit&agrave;<a href="http://www.zerodelta.net/napoli.php"> napoletane</a> che Umberto I di Savoia e Margherita hanno richiesto al noto pizzaiolo Raffaele Esposito, che per l&#8217;occasione ha aggiunto un ingrediente e dedicato alla nobildonna la nuova creazione: pomodoro, olio e mozzarella, e la Margherita &egrave; sfornata. <br />
Da quel momento la storia &egrave; nota, in ogni parte del mondo e con ogni variante, &quot;pizza&quot; &egrave; oggi un termine conosciuto ovunque e l&#8217;acquolina non manca mai.<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Tesoro del Duomo di Monza</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 09:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende]]></category>
		<category><![CDATA[Monza e Brianza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Tesoro del Duomo di Monza, costituito di preziosi oggetti d&#8217;epoca longobarda, &#232; ci&#242; che rimane a seguito delle confische di oro e argento avvenute nel 1796, per le spese di guerra necessarie a Napoleone Bonaparte. Molti manufatti vennero fusi e persi per sempre (in particolare l&#8217;antica croce istoriata con bassorilievi storici). Sempre Napoleone, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tesoro del Duomo di <a href="http://www.zerodelta.net/monza.php">Monza</a>, costituito di preziosi oggetti d&#8217;epoca longobarda, &egrave; ci&ograve; che rimane a seguito delle confische di oro e argento avvenute nel 1796, per le spese di guerra necessarie a Napoleone Bonaparte. <br />
Molti manufatti vennero fusi e persi per sempre (in particolare l&#8217;antica croce istoriata con bassorilievi storici). <br />
Sempre Napoleone, per arricchire la Biblioteca Nazionale di Parigi, ordin&ograve; il trasferimento di un&#8217;altra parte del Tesoro, comprendente le corone di Agilulfo e Teodolinda, la Tazza di Zaffiro, dittici ed Evangeliario. <br />
Nel 1816 molti oggetti furono restituiti, ma andarono perse la corona di Agilulfo in oro e gemme (rubata e fusa dal ladro Charlier nel 1804) e il prezioso Evangeliario.<br />
Attualmente il Tesoro comprende la Corona Ferrea, la Tazza di Zaffiro, la Croce e Corona di Teodolinda (un cerchio d&#8217;oro gemmato con croce greca), la Croce di Berengario (cosparsa di perle e gemme), calici in argento, reliquiari, ampolle provenienti dalla Terra Santa e altri preziosi manufatti.<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>I mostri marini di Lucca</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 12:16:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Lucca]]></category>
		<category><![CDATA[miti e leggende]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una lapida risalente al 1495, murata sulla facciata della Chiesa dei Servi a Lucca, recita queste parole: &#34;Balene, pistrici, delfini e orche e gli altri mostri dell&#8217;Oceano e del nostro mare, qualunque tu abbia o Nilo, qualunque ne annovera il mirabile Gange, questa sola bestia vi d&#224; testimonianza. L&#8217;apertura della bocca e della costola dimostrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una lapida risalente al 1495, murata sulla facciata della Chiesa dei Servi a <a href="http://www.zerodelta.net/lucca.php">Lucca</a>, recita queste parole: &quot;Balene, pistrici, delfini e orche e gli altri mostri dell&#8217;Oceano e del nostro mare, qualunque tu abbia o Nilo, qualunque ne annovera il mirabile Gange, questa sola bestia vi d&agrave; testimonianza. <br />
L&#8217;apertura della bocca e della costola dimostrano la vastit&agrave; del rimanente corpo.<br />
Il mare toscano la gett&ograve; sul lido di Lucca nell&#8217;anno di salute 1495. Nicolao Tegrimi pose&quot;.<br />
E sopra questa iscrizione lo stesso Tegrimi fece appendere la carcassa della balena finita per chiss&agrave; quale caso accidentale sulla spiaggia lucchese, presso Viareggio o Bocca del Serchio, un mostro straordinario che attir&ograve; folle di curiosi da ogni dove, alimentando la sete di meraviglioso della popolazione.<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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