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	<title>L'Italia dalla A alla Z &#187; curiosità</title>
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	<description>L'Italia da Nord a Sud, da Est a Ovest</description>
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		<title>Il tram elettrico di Verona</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 23:26:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il 20 febbraio il sindaco di Verona annunciava ufficialmente alla cittadinanza l&#39;apertura della prima linea tramviaria &#34;Porta Nuova &#8211; Porta Vescovo&#34; fissando le norme fondamentali per l&#39;orario, i prezzi dei biglietti e le fermate. Nella mattinata di sabato 22 febbraio le vie di Verona erano stracolme di popolo vociante ed agitato e, per essere pi&#249; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 febbraio il sindaco di <a href="http://www.veronaxnoi.it/">Verona </a>annunciava ufficialmente alla cittadinanza l&#39;apertura della prima linea tramviaria &quot;Porta Nuova &#8211; Porta Vescovo&quot; fissando le norme fondamentali per l&#39;orario, i prezzi dei biglietti e le fermate. Nella mattinata di sabato 22 febbraio le vie di Verona erano stracolme di popolo vociante ed agitato e, per essere pi&ugrave; in carattere, elettrizzato. </p>
<p>Lungo tutto il percorso, per il quale sarebbero passate le prime vetture elettriche, cittadini in file serrate attendevano impazienti. Verso le ore 10 vennero ritirate dalla circolazione le ultime carrozze trainate da cavalli e quindi dopo circa un&#39;ora di sosta, al segnale dell&#39;Ing. Biffis, tre vetture tramviarie, pavesate con bandiere italiane e belghe e recanti a bordo autorit&agrave; e invitati, compirono il percorso &quot;Porta Vescovo &#8211; Porta Nuova&quot; alla velocit&agrave; di 30 chilometri orari fra ali di popolo festante. </p>
<p>I tram scaricavano poi in piazza delle Erbe tutti i partecipanti alla lieta ed emozionante spedizione, i quali si radunarono a banchetto all&#39;Hotel De Londres, dove furono pronunciati discorsi bilingui con interessanti e istruttivi raffronti fra legionari conquistatori di Giulio Cesare e gli ingegneri belgi con le loro rotaie.</p>
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		<title>La prima corsa in macchina di Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 22:46:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il 3 ottobre 1895 Roma registr&#242; un evento che cambi&#242; profondamente le sorti della citt&#224;: la prima macchina a motore percorse tutto il rettifilo di via del Corso da piazza del Popolo a piazza Venezia, tra la curiosit&#224;, la perplessit&#224; e l&#39;esaltazione dei cittadini. Si chiudeva l&#39;era delle pi&#249; pacate carrozze e dei carretti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 3 ottobre 1895 <a href="http://www.romaxnoi.it/">Roma </a>registr&ograve; un evento che cambi&ograve; profondamente le sorti della citt&agrave;: la prima macchina a motore percorse tutto il rettifilo di via del Corso da piazza del Popolo a piazza Venezia, tra la curiosit&agrave;, la perplessit&agrave; e l&#39;esaltazione dei cittadini. Si chiudeva l&#39;era delle pi&ugrave; pacate carrozze e dei carretti e si inaugurava quella del traffico e della confusione. Di sicuro via del Corso cambiava la sua fisionomia per sempre.</p>
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		<title>Lo stemma della città</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 08:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Lo stemma araldico della citt&#224; di Vicenza &#232; costituito da uno scudo rosso con una croce d&#8217;argento, sormontato da una corona patriziale veneta ed attorniato da rami di quercia ed alloro ai quali &#232; appesa, con un nastro, la medaglia al valore militare assegnata alla citt&#224;. L&#8217;origine dello stemma, riconosciuto ufficialmente nel 1939, pu&#242; essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stemma araldico della citt&agrave; di<a href="http://www.zerodelta.net/vicenza.php"> Vicenza</a> &egrave; costituito da uno scudo rosso con una croce d&#8217;argento, sormontato da una corona patriziale veneta ed attorniato da rami di quercia ed alloro ai quali &egrave; appesa, con un nastro, la medaglia al valore militare assegnata alla citt&agrave;.<br />
L&#8217;origine dello stemma, riconosciuto ufficialmente nel 1939, pu&ograve; essere fatta risalire al periodo delle prime istituzioni comunali ed &egrave; sicuramente di origine ghibellina, derivato dalla bandiera del Sacro Romano Impero. <br />
Tutte le citt&agrave; antiche hanno uno stemma: nel caso di Vicenza, vi &egrave; rappresentata l&#8217;adesione alla politica dell&#8217;Impero, questo all&#8217;origine dell&#8217;autonomia comunale, rimasto a rappresentare la Citt&agrave; in tutta la sua plurisecolare e nobilissima storia. <br />
La medaglia d&#8217;oro posta sotto lo scudo riproduce quella al valor militare che fu concessa nel 1866 per i fatti d&#8217;armi del 10 giugno 1848, quando la citt&agrave; insorta, si difese contro le truppe austriache.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Il mito della casa di Giulietta</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 08:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Una famiglia Dal Cappello risiedeva all&#8217;attuale numero 23 della omonima via di Verona, nella bella casa di impianto medievale che &#232; oggi sede del museo Casa di Giulietta. Nella chiave di volta dell&#8217;arco intero che dalla via immette nel cortile dell&#8217;edificio, troviamo infatti l&#8217;emblema che ne conferma la propriet&#224;, con il cappello scolpito a rilievo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una famiglia Dal Cappello risiedeva all&#8217;attuale numero 23 della omonima via di <a href="http://www.zerodelta.net/verona.php">Verona</a>, nella bella casa di impianto medievale che &egrave; oggi sede del museo Casa di Giulietta.<br />
Nella chiave di volta dell&#8217;arco intero che dalla via immette nel cortile dell&#8217;edificio, troviamo infatti l&#8217;emblema che ne conferma la propriet&agrave;, con il cappello scolpito a rilievo nel marmo, mentre nel suo insieme casa e cortile si presentano pesantemente modificati dal susseguirsi nei secoli di vari interventi conservativi e di restauro. <br />
L&#8217;edificio, forse gi&agrave; in et&agrave; tardomedievale, fu adibito a &quot;stallo&quot;, cio&egrave; a luogo di scambi commerciali o destinato all&#8217;ospitalit&agrave; dei forestieri (hospitium a Cappello). <br />
Vari interventi di riadattamento furono compiuti a partire dall&#8217;acquisizione da parte del Comune del fabbricato (1907), ridotto all&#8217;epoca in condizione di forte degrado. <br />
I lavori di restauro che portarono l&#8217;edificio esterno al suo attuale aspetto furono realizzati intorno al 1940 dall&#8217;allora direttore dei Musei Civici, Antonio Avena; vi furono cos&igrave; aggiunti elementi in stile romanico e gotico di varia provenienza, perseguendo un&#8217;idea ancora romantica di Medioevo, che comport&ograve; tra l&#8217;altro alcune incongruenze anacronistiche, come l&#8217;inserimento di finestre trilobate. <br />
Lo stesso celeberrimo balcone, forse in origine parte di un sarcofago, venne in quell&#8217;occasione integrato nelle parti laterali e collocato al primo piano della Casa di Giulietta, non potendo certo mancare un elemento cos&igrave; essenziale della leggenda. <br />
L&#8217;intervento di Avena, spesso incurante delle norme teoriche e tecniche del restauro, si dimostr&ograve; piuttosto incline a seguire, anche negli allestimenti interni, suggestioni derivanti dalle scenografie hollywoodiane del film girato da George Cukor nel 1936.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Piazza Libertà</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 08:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Nel corso dei secoli piazza Libert&#224; pass&#242; alla storia con diversi nomi coniati per lo pi&#249; dalla popolazione a seconda delle trasformazioni che il luogo pubblico subiva. Fino al 1200 era nota come piazza del Comune visto che al suo interno si riunivano i Consiglieri della &#34;Villa Utini&#34;; quando invece nel terrapieno, ai piedi del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dei secoli piazza Libert&agrave; pass&ograve; alla storia con diversi nomi coniati per lo pi&ugrave; dalla popolazione a seconda delle trasformazioni che il luogo pubblico subiva.<br />
Fino al 1200 era nota come piazza del Comune visto che al suo interno si riunivano i Consiglieri della &quot;Villa Utini&quot;; quando invece nel terrapieno, ai piedi del colle del castello, sorse la chiesa di San Giovanni, distrutta dal terremoto del 1511, anche la piazza divent&ograve; piazza di San Giovanni, mentre la parte pi&ugrave; bassa era pi&ugrave; facile indentificarla coma piazza del Vino proprio perch&eacute; in quel luogo i contandini incontravano i sensali per la vendita del prodotto. <br />
Nel secolo XVI era conosciuta come piazza Contarena in onore del luogotenente veneto Girolamo Contarini, lo stesso che decise di pavimentarla di mattoni.<br />
Dal 1866, ovvero da quando <a href="http://www.zerodelta.net/udine.php">Udine </a>entr&ograve; a far parte del regno d&#8217;Italia, il suo toponimo cambi&ograve; in piazza Vittorio Emanuele II anche perch&eacute; sul terrapieno venne posto il busto del re ora collocato nel giardino Ricasoli.<br />
Da allora trascorsero quasi ottant&#8217;anni prima di iniziare a chiamarla piazza Libert&agrave;; questo avvenne, nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>La &#8220;Restera&#8221; di Treviso</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 07:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Un tempo il Sile era navigabile dalle sorgenti alla foce e costituivala naturale via di comunicazione e di commercio dapprima fra Treviso e l&#8217;antica Altino e successivamente fra Treviso e le isole della Laguna Veneta.&#160; Le imbarcazioni risalivano il fiume trainate da cavalli o da altri animali che correvano sull&#8217;argine, lungo un viottolo ben battuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo il Sile era navigabile dalle sorgenti alla foce e costituivala naturale via di comunicazione e di commercio dapprima fra <a href="http://www.zerodelta.net/treviso.php">Treviso</a> e l&#8217;antica Altino e successivamente fra Treviso e le isole della Laguna Veneta.&nbsp;<br />
Le imbarcazioni risalivano il fiume trainate da cavalli o da altri animali che correvano sull&#8217;argine, lungo un viottolo ben battuto chiamato Restera. Questo nome, in uso fin dal Medioevo, deriva dalla grossa fune, detta resta, che univa l&#8217;animale al barcone rimorchiato.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>I Scinnuti</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 10:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il periodo che precede la Settimana Santa &#232; preceduto da &#34;I Scinnuti&#34;, un rito risalente al 1600. Nei sei venerd&#236; quaresimali, uno dei Sacri Gruppi, accompagnato dalla banda musicale, viene spostato al centro della chiesa, (in siciliano, scinnuta vuol dire discesa), dove verr&#224; celebrato la Santa Messa, mentre prima e dopo la funzione religiosa la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il periodo che precede la Settimana Santa &egrave; preceduto da &quot;I Scinnuti&quot;, un rito risalente al 1600. Nei sei venerd&igrave; quaresimali, uno dei Sacri Gruppi, accompagnato dalla banda musicale, viene spostato al centro della chiesa, (in siciliano, scinnuta vuol dire discesa), dove verr&agrave; celebrato la Santa Messa, mentre prima e dopo la funzione religiosa la banda musicale intona all&#8217;esterno della chiesa alcune tipiche marce. <br />
In origine quando i &quot;Misteri&quot; erano ospitati nella chiesa di San Michele, il rito della scinnuta prevedeva l&#8217;esposizione del gruppo di turno e del SS. Sacramento sin dal mattino, mentre nel pomeriggio si effettuava una predica.<br />
La celebrazione della Messa venne introdotta intorno agli anni &#8217;70 e nelle ultime edizioni &egrave; il Vescovo di <a href="http://www.zerodelta.net/trapani.php">Trapani </a>a presiedere al rito.<br />
Le prime notizie di queste celebrazioni risalgono al 1653 e considerato che in quella data non vi erano ancora tutti gli attuali venti gruppi, si pu&ograve; presumere che in quel periodo la Confraternita di San Michele Arcangelo usufruisse per questo rito dell&#8217;Addolorata, dell&#8217;Urna, dell&#8217;Ascesa al Calvario e di qualche altro gruppo.<br />
Interrotte le celebrazioni, a causa del secondo conflitto mondiale, i scinnuti ripresero nel 1964, secondo l&#8217;antico ordine di &quot;discesa&quot; dei gruppi. <br />
Il primo venerd&igrave; era riservato al gruppo raffigurante Ges&ugrave; nell&#8217;Orto di Getsemani, a cui nel dopoguerra subentr&ograve;, per motivi economici, la Caduta al Cedron, il secondo venerd&igrave; scendeva Ges&ugrave; dinanzi ad Hanna, il terzo era la volta de La Coronazione di spine, sostituito anch&#8217;esso negli anni del dopoguerra dalla Flagellazione, quarto venerd&igrave; era per La Sentenza, poi l&#8217;Ascesa al Calvario, mentre la veneratissima statua di Maria Addolorata concludeva i sei venerd&igrave; quaresimali.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>San Valentino e la sua Festa</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 10:32:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Umbria]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Terni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">San Valentino &#232; il patrono della citt&#224; di Terni e degli innamorati di tutto il mondo. La festa degli innamorati ha origini antichissime: le sue radici vanno ricercate nelle tradizioni dei Celti, presso i quali a met&#224; Febbraio avvenivano riti connessi alla fertilit&#224; e al risvegliarsi della natura. Le prime testimonianze di festeggiamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">San Valentino &egrave; il patrono della citt&agrave; di <a href="http://www.zerodelta.net/terni.php">Terni</a> e degli innamorati di tutto il mondo. La festa degli innamorati ha origini antichissime: le sue radici vanno ricercate nelle tradizioni dei Celti, presso i quali a met&agrave; Febbraio avvenivano riti connessi alla fertilit&agrave; e al risvegliarsi della natura. <br />
Le prime testimonianze di festeggiamenti tra innamorati risalgono all&#8217;Inghilterra del XV secolo, e da allora in tutti i paesi anglosassoni questa ricorrenza &egrave; stata contrassegnata dallo scambio di bigliettini affettuosi e di piccoli doni fatti alle persone amate. In Italia la festa &egrave; stata importata in seguito, e la tradizione, in origine pagana/anglosassone si &egrave; intrecciata con quella cristiana legata al culto del Santo protettore della citt&agrave; di Terni. <br />
Valentino, vissuto nel III secolo, dedic&ograve; la sua vita alla comunit&agrave; cristiana di Terni, divenendo anche il primo vescovo della citt&agrave;, e moltissime sono le leggende che ci tramandano la sua vita e il suo operato.&nbsp;<br />
Secondo la tradizione, fu il primo ministro di Dio a celebrare l&#8217;unione fra un pagano e una cristiana. Perseguitato e condannato a morte a Roma, il Santo venne martirizzato il 14 febbraio del 273, lungo la via Flaminia, e sepolto in tutta fretta. <br />
La leggenda riporta che tre suoi discepoli riuscirono a ritrovare il corpo e a riportarlo nella citt&agrave; di Terni per dargli una degna sepoltura. <br />
Da allora il 14 febbraio &egrave; diventato il giorno dedicato all&#8217;amore e agli innamorati.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Le più antiche tracce umane</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 11:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le pi&#249; antiche tracce del popolamento umano della Sardegna furono individuate una ventina di anni orsono nella valle e nei terrazzi del Rio Altana nella regione dell&#8217;Anglona vicino a Sassari, tra Perfugas e Laerru. Per le loro caratteristiche tecnologiche, gli strumenti in selce recuperati in questa regione, grattatoi e schegge con incavi clactoniani, lame e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le pi&ugrave; antiche tracce del popolamento umano della Sardegna furono individuate una ventina di anni orsono nella valle e nei terrazzi del Rio Altana nella regione dell&#8217;Anglona vicino a <a href="http://www.zerodelta.net/sassari.php">Sassari</a>, tra Perfugas e Laerru. Per le loro caratteristiche tecnologiche, gli strumenti in selce recuperati in questa regione, grattatoi e schegge con incavi clactoniani, lame e raschiatoi tayaziani, vennero fatti risalire a due distinte fasi del Paleolitico inferiore e riconducibili rispettivamente a circa 500.000-450.000 e a circa 200-150.000 anni fa. <br />
Al sito di Codrovulos, sulla terrazza soprastante il Rio Altana, fu attribuito anche il pi&ugrave; antico laboratorio di manufatti in selce dell&#8217;isola. Industrie prodotte in tecnica clactoniana risultarono attestate anche nella zona del Campidano tra Uras, Mogoro e Sardara.<br />
La somiglianza dei manufatti dell&#8217;Anglona con altri coevi di Toscana, Lazio e Abruzzi fece supporre primordiali relazioni dei primi abitanti dell&#8217;isola con gruppi umani delle coste tirreniche dell&#8217;Italia centrale che, a quei tempi, doveva formare con la Corsica e la Sardegna un&#8217;unica terra, &quot;La Tirrenide&quot;, o al massimo essere separata da uno stretto braccio di mare, superabile con zattere e tronchi cavi.<br />
Diversamente altre teorie individuarono nel versante costiero ligure-provenzale la terra che in quei tempi era la pi&ugrave; vicina fisicamente e culturalmente all&#8217;isola. <br />
Finora mancano in Sardegna le tracce di artefatti del paleolitico medio, pertinenti ai tempi in cui, tra 120.000 e 40.000 anni fa, all&#8217;homo herectus del Paleolitico inferiore, succedette in Europa l&#8217;homo sapiens neanderthalensis, gi&agrave; consapevole dei problemi esistenziali e vicino a noi per doti intellettive.<br />
&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il tesoro scomparso dei Templari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 10:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sappiamo che Rimini fu in passato una citt&#224; molto ricca, porto commerciale estremamente attivo e snodo di vie di comunicazione molto importanti. E nel Duecento Rimini ospitava anche una delle sedi dell&#8217;ordine dei Templari. Com&#8217;&#232; noto, i Fratelli facevano voto di povert&#224; e tesaurizzavano le rendite dei loro immensi possedimenti fino all&#8217;ultimo soldo. Nella sola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sappiamo che<a href="http://www.zerodelta.net/rimini.php"> Rimini</a> fu in passato una citt&agrave; molto ricca, porto commerciale estremamente attivo e snodo di vie di comunicazione molto importanti. <br />
E nel Duecento Rimini ospitava anche una delle sedi dell&#8217;ordine dei Templari. Com&#8217;&egrave; noto, i Fratelli facevano voto di povert&agrave; e tesaurizzavano le rendite dei loro immensi possedimenti fino all&#8217;ultimo soldo. <br />
Nella sola Francia i possedimenti dell&#8217;ordine dei Templari in un anno fruttavano all&#8217;epoca qualcosa come un migliaio di miliardi di lire attuali. <br />
I Templari di Rimini avevano la loro sede presso la Chiesa di San Michele al Foro, che fu distrutta nel 1307 quando Filippo il Bello, con una repentina azione militare, distrusse il Tempio e confisc&ograve; parte delle propriet&agrave; dei Fratelli; parte fu incamerata dallla Chiesa: ma il grosso del denaro e dei gioielli non fu mai ritrovato e da allora ci si chiede dove possa essere finito. <br />
Per chi volesse avventurarsi alla ricerca del tesoro scomparso, ammesso che sia mai esistito, della Chiesa di San Michele al Foro esiste ancor oggi l&#8217;abside, presso la via omonima. <br />
Oppure si potrebbe provare a Gambettola, dove sorgeva l&#8217;ospedale di Budrio, che era propret&agrave; dei Templari. <br />
Oppure in qualche grotta scavata nel tufo rosso di Covignano, chi lo sa!</p>
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