Nel quartiere S. Salvatore a Macerata,Francesco di Andriolo,sostituto notaio di camera al seguito del rettore della Marca,Amelio da Lautrec,ebbe una rissa con suo fratello Napoleone.
La rissa degeneròe Napoleone,dopo aver aggredito ed offeso il fratello,con un preciso colpo di spada gli amputòcompletamente il pollice della mano. Non ancora contento raccolse da terra il pollice e lo lanciòlontano una decina di metri.
Francesco cercòil dito e chiese alla gente di andare a prendere un ago con del filo.
Ottenutolo e ritrovato il dito,lo ricollocòal suo posto e mise due punti di sutura provvisori.
Tornato alla sua abitazione,prese di nuovo un ago e un fili di seta e completòl’opera con quaranta punti. Si rivolse al medico affinchélo curasse convenientemente.
Francesco,visto che la medicina e il medico consultato nulla potevano,tentòcon i trattamenti spirituali.
Cosìfece un voto al frate Nicola da Tolentino,morto da pochi anni e amato nella zona,promettendo di portare una mano di cera,del peso di una libbra,a Tolentino presso la sua tomba,se questi lo avesse guarito.
Dopo quattro giorni il pollice era dessiccatus fino all’osso,cadde l’unghia e si gonfiòtutta la mano ed il braccio fino alla scapola.
Ma dopo quindici giorni era completamente guarito e l’anno successivo,Francesco,potémostrare il suo pollice perfettamente funzionante e cicatrizzato ai giudici del tribunale,che dibattevano la causa per la beatificazione di frate Nicola.
Insomma o aveva funzionato l’autoinnesto o il voto a San Nicola …
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