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	<title>L'Italia dalla A alla Z &#187; Liguria</title>
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	<description>L'Italia da Nord a Sud, da Est a Ovest</description>
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		<title>I giochi di un tempo</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 23:18:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Oltre a giochi comuni come il pampano, il girotondo, le biglie, moscacieca e nascondino, i bambini di Genova di un tempo si divertivano anche con altri giochi. La Lippa, per questo gioco occorreva un particolare segmento di legno affusolato agli estremi che veniva posto in bilico su di un sasso. Si doveva colpirlo lievemente con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre a giochi comuni come il pampano, il girotondo, le biglie, moscacieca e nascondino, i bambini di <a href="http://www.genovaxnoi.it/">Genova </a>di un tempo si divertivano anche con altri giochi. La Lippa, per questo gioco occorreva un particolare segmento di legno affusolato agli estremi che veniva posto in bilico su di un sasso. Si doveva colpirlo lievemente con un bastone apposito, nodoso e leggermente ricurvo, in maniera da sollevarlo in aria per poi colpirlo al volo con forza, in modo da mandarlo il pi&ugrave; lontano possibile. Meno violento era il gioco delle grette o, prima della comparsa di queste, dei coperchi delle scatole di lucido da scarpe. Tracciata col gesso una pista tortuosa, si compivano con le grette, giri d&#39;Italia, tours di Francia e altro ancora a forza di micellate. Ognuno aveva per il proprio &quot;bolide&quot; trucchi speciali: ad esempio, lo si appesantiva con piccole quantit&agrave; di cera, stucco o altro; si incollava infine all&#39;interno l&#39;immagine del corridore preferito. </p>
<p>La Ziardoa, un gioco umile, passatempo dei bambini era la trottola, a ziardoa. Di legno, a forma conica, con in punta un perno d&#39;acciaio, vi si avvolgeva attorno a terraninna, cio&egrave; una funicella, e poi veniva lanciata a frusta: la trottola iniziava cos&igrave; a girare vorticosamente per diversi minuti. Careghetta, si recita una filastrocca mentre un bambino, sistemato su di un seggiolino formato dagli avambracci degli adulti, viene fatto dondolare; con l&#39;ultimo verso si fa saltare il bambino in aria.</p>
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		<title>Descrizione di Ventimiglia di Jacopo Ortis</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 08:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alpi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tra le ultime lettere presenti nel volume di Ugo Foscolo &#34;Le ultime lettere di Jacopo Ortis&#34;, ci sono quelle del 19 e 20 febbraio 1799, che descrivono malinconicamente il panorama di Ventimiglia(Provincia di Imperia). Dicono: &#34;Ho vagato per queste montagne. Non v&#8217;&#232; albero, non tugurio, non erba. Tutto &#232; bronchi; aspri e lividi macigni; e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le ultime lettere presenti nel volume di Ugo Foscolo &quot;Le ultime lettere di Jacopo Ortis&quot;, ci sono quelle del 19 e 20 febbraio 1799, che descrivono malinconicamente il panorama di Ventimiglia(Provincia di <a href="http://www.zerodelta.net/imperia.php">Imperia</a>). Dicono: &quot;Ho vagato per queste montagne. Non v&#8217;&egrave; albero, non tugurio, non erba. Tutto &egrave; bronchi; aspri e lividi macigni; e qua e l&agrave; molte croci che segnano il sito de&#8217; viandanti assassinati. L&agrave; gi&ugrave; &egrave; il Roja, un torrente che quando si disfanno i ghiacci precipita dalle viscere delle Alpi, e per gran tratto ha spaccato in due questa immensa montagna. V&#8217;&egrave; un ponte presso alla marina che ricongiunge il sentiero. Mi sono fermato su quel ponte, e ho spinto gli occhi sin dove pu&ograve; giungere la vista; e percorrendo due argini di altissime rupi e di burroni cavernosi, appena si vedono imposte su le cervici dell&#8217;Alpi altre Alpi di neve che s&#8217;immergono nel Cielo e tutto biancheggia e si confonde &#8211; da quelle spalancate Alpi cala e passeggia ondeggiando la tramontana, e per quelle fauci invade il Mediterraneo. La Natura siede qui solitaria e minacciosa, e caccia da questo suo regno tutti i viventi.&quot;<br />
&nbsp;</p>
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		<title>La prima crociata</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 11:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A dare una spinta vigorosa all&#8217;intraprendenza dei genovesi, vennero le crociate. Nel 1095 Urbano II nei concilii di Piacenza e di Clermont band&#236; la prima guerra contro i turchi che occupavano Gerusalemme. In Genova vennero, a diffondere il desideriio del pontefice i suoi vescovi. Il popolo radunato nella chiesa si San Siro fu entusiasmato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A dare una spinta vigorosa all&#8217;intraprendenza dei genovesi, vennero le crociate. Nel 1095 Urbano II nei concilii di Piacenza e di Clermont band&igrave; la prima guerra contro i turchi che occupavano Gerusalemme. <br />
In <a href="http://www.zerodelta.net/genova.php">Genova</a> vennero, a diffondere il desideriio del pontefice i suoi vescovi. <br />
Il popolo radunato nella chiesa si San Siro fu entusiasmato dalla nobile impresa. I pi&ugrave; cospiqui cittadini abbracciarono la croce, e intravvedendo tutto l&#8217;utile commerciale che poteva ricavarsi dalla spedizione, armarono una flotta di dodici navi, che nel mese di luglio del 1097 si volse in oriente. <br />
Giunta nel porto di San Simeone forte di macchine guerresche e soldati, rianim&ograve; i crociati che da tempo tenevano sotto assedio Antiochia, ma senza successo. <br />
I Genovesi diedero dunque nuova energia all&#8217;assalto, tanto che i turchi, cominciarono a pensare di aprire trattative di resa. <br />
L&#8217;epilogo si ebbe grazie al tradimento di un turco cui era affidata la custodia di una porta.<br />
Cos&igrave; i crociati s&#8217;impadronirono della citt&agrave; saccheggiandola. I genovesi ripresero quindi il mare verso patria, ma fecero scalo a Patara, entrarono nella citt&agrave; di Licia (Asia minore), e, trovatevi in un&#8217;urna le ceneri di San Giovanni Battista, se ne impadronirono e le trasportarono a Genova dove tutt&#8217;ora si venerano in una splendida cassa d&#8217;argento nel duomo.<br />
&nbsp;</p>
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