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	<title>L'Italia dalla A alla Z &#187; Emilia Romagna</title>
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	<description>L'Italia da Nord a Sud, da Est a Ovest</description>
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		<title>Il tesoro scomparso dei Templari</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:29:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sappiamo che Rimini fu in passato una citt&#224; molto ricca, porto commerciale estremamente attivo e snodo di vie di comunicazione molto importanti. E nel Duecento Rimini ospitava anche una delle sedi dell&#39;ordine dei Templari. Com&#39;&#232; noto, i Fratelli facevano voto di povert&#224; e tesaurizzavano le rendite dei loro immensi possedimenti fino all&#39;ultimo soldo. Nella sola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sappiamo che <a href="http://www.riminixnoi.it/">Rimini </a>fu in passato una citt&agrave; molto ricca, porto commerciale estremamente attivo e snodo di vie di comunicazione molto importanti. E nel Duecento Rimini ospitava anche una delle sedi dell&#39;ordine dei Templari. Com&#39;&egrave; noto, i Fratelli facevano voto di povert&agrave; e tesaurizzavano le rendite dei loro immensi possedimenti fino all&#39;ultimo soldo. Nella sola Francia i possedimenti dell&#39;ordine dei Templari in un anno fruttavano all&#39;epoca qualcosa come un migliaio di miliardi di lire attuali. I Templari di Rimini avevano la loro sede presso la Chiesa di San Michele al Foro, che fu distrutta nel 1307 quando Filippo il Bello, con una repentina azione militare, distrusse il Tempio e confisc&ograve; parte delle propriet&agrave; dei Fratelli; parte fu incamerata dallla Chiesa: ma il grosso del denaro e dei gioielli non fu mai ritrovato e da allora ci si chiede dove possa essere finito. Per chi volesse avventurarsi alla ricerca del tesoro scomparso, ammesso che sia mai esistito, della Chiesa di San Michele al Foro esiste ancor oggi l&#39;abside, presso la via omonima. Oppure si potrebbe provare a Gambettola, dove sorgeva l&#39;ospedale di Budrio, che era propret&agrave; dei Templari. Oppure in qualche grotta scavata nel tufo rosso di Covignano, chi lo sa!</p>
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		<title>Nilde Iotti</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 00:27:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Leonilde Iotti nacque a Reggio Emilia nel 1920 in una famiglia antifascista. Il padre, ferroviere antifascista, non si oppose al fatto che alla piccola Nilde fosse impartita un&#39;educazione anche religiosa. Terminati gli studi liceali Nilde Iotti si rec&#242; a studiare all&#39;Universit&#224; Cattolica di Padre Agostino Gemelli a Milano dove, dopo l&#39;incontr&#242; con professori come Amintore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leonilde Iotti nacque a Reggio Emilia nel 1920 in una famiglia antifascista. Il padre, ferroviere antifascista, non si oppose al fatto che alla piccola Nilde fosse impartita un&#39;educazione anche religiosa. Terminati gli studi liceali Nilde Iotti si rec&ograve; a studiare all&#39;Universit&agrave; Cattolica di Padre Agostino Gemelli a Milano dove, dopo l&#39;incontr&ograve; con professori come Amintore Fanfani, matur&ograve; un ancora pi&ugrave; profondo spirito antifascista. <br />
	Una volta laureatasi intraprese la carriera dell&#39;insegnamento e durante i mesi della guerra partigiana partecip&ograve; attivamente alla Resistenza senza mai, per&ograve;, abbandonare la sua professione di insegnante. Nell&#39;immediato dopoguerra, dopo una esperienza come consigliere comunale comunista a <a href="http://www.reggio-emilia.biz/">Reggio Emilia</a>, venne candidata dal Partito Comunista Italiano all&#39;Assemblea Costituente dove, eletta con 15.936 voti di preferenza, entra a far parte della Commissione dei 75 presieduta dal demolaburista Meuccio Ruini e contribuisce alla stesura della nostra Costituzione repubblicana. Con la vita parlamentare sviluppa anche la sua vita privata (la tormentata relazione con il leader di Botteghe Oscure, Palmiro Togliatti, conosciuto in un fatale e &quot;galeotto&quot; incontro in un ascensore di Montecitorio e con cui convisse e fu vicino fino alla morte del segretario comunista avvenuta nel 1964) e quella di partito, divenendo, in breve tempo, uno dei pi&ugrave; importanti e stimati esponenti politici di tutto il panorama dei partiti politici italiani. <br />
	La sua carriere politica e parlamentare si sviluppa tutta tra i banchi di Montecitorio dove viene eletta ininterrottamente dal 1946 al 1996 e in cui rimarr&agrave; seduta fino al 1999. In un clima di unanime cordoglio &egrave; morta pochi giorni dopo essersi dimessa da deputato per malattia il 4 dicembre del 1999.</p>
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		<title>Gli Estensi a Reggio Emilia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 23:28:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I signori di Reggio (i da Sesso, i da Palude, i da Baiso, i Manfredi) pur di non perdere il potere nel 1290 offrirono la &#39;signoria&#39; della citt&#224; ad Obizzo d&#39;Este, signore di Ferrara. L&#39;estense era in quel momento colui che dava maggiori garanzie per eliminare le organizzazioni popolari. Uno dei suoi atti principali fu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I signori di <a href="http://www.reggio-emilia.biz/">Reggio </a>(i da Sesso, i da Palude, i da Baiso, i Manfredi) pur di non perdere il potere nel 1290 offrirono la &#39;signoria&#39; della citt&agrave; ad Obizzo d&#39;Este, signore di Ferrara. L&#39;estense era in quel momento colui che dava maggiori garanzie per eliminare le organizzazioni popolari. Uno dei suoi atti principali fu infatti l&#39;abolizione delle corporazioni. </p>
<p>Da quel momento inizi&ograve; il declino del comune di Reggio come espressione autonoma di una larga maggioranza della popolazione cittadina. Reggio pass&ograve; quindi nelle mani di papi, re, imperatori, signori locali e di citt&agrave; vicine, con qualche effimero ritorno al governo delle arti, ormai visto come un mito, come l&#39;espressione della libert&agrave; a cui non sapevano pi&ugrave; tornare.</p>
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		<title>Le barricate del &#8217;22 a Parma</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 23:15:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>All&#39;arrivo delle camicie nere a Parma, i cittadini, non difesi dalla forza pubblica, decisero per l&#39;autodifesa: &#34;Scrive Salvemini sul &#34;Corriere della Sera&#34; del 5 agosto 1922: &#34;Uomini, donne, fanciulli, dei quartieri pi&#249; popolari hanno disselciato le strade, rimosso i lastroni di granito dal marciapiede, ostruito i passaggi, spezzato le lampade dell&#39;illuminazione pubblica&#34;. Si alzano le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#39;arrivo delle camicie nere a <a href="http://www.parmaxnoi.com/">Parma</a>, i cittadini, non difesi dalla forza pubblica, decisero per l&#39;autodifesa: &quot;Scrive Salvemini sul &quot;Corriere della Sera&quot; del 5 agosto 1922: &quot;Uomini, donne, fanciulli, dei quartieri pi&ugrave; popolari hanno disselciato le strade, rimosso i lastroni di granito dal marciapiede, ostruito i passaggi, spezzato le lampade dell&#39;illuminazione pubblica&quot;. <br />
	Si alzano le barricate in via Imbriani, piazzale Imbriani, borgo Pietro Cocconi, borgo delle Carra, borgo dei Salici, via Nino Bixio, via Benassi, via della Salute. Tutto l&#39;Oltretorrente &egrave; chiuso come in un&#39;isola. </p>
<p>Nella Parma di l&agrave; dal torrente viene fortificata e sbarrata dalle barricate tutta la zona di borgo del Naviglio. <br />
	Malgrado le difficolt&agrave; e i pericoli, il collegamento fra le due zone fu sempre assicurato e continuo, effettuato in massima parte dalle donne. <br />
	Al riparo dalle barricate entrano in funzione le cucine proletarie e i posti di medicazione. Le donne, sempre e ovunque presenti, curano la distribuzione dei viveri alle famiglie. </p>
<p>Dopo cinque giorni di sparatoria quasi initerrotta dall&#39;una e dall&#39;altra parte, la tutela dell&#39;ordine pubblico viene assunta dall&#39;esercito su ordine del Ministro dell&#39;Interno. Alla sera del 6 agosto le barricate si aprono per lasciare passare le autoblinde della torretta tricolore e poi i soldati. (&#8230;)La popolazione parmense aveva resistito 5 giorni agli oltre 20 mila fascisti con pochissime armi; nel quartiere Naviglio esattamente con 6 fucili e una ventina di rivoltelle. Eppure &egrave; stato detto e scritto che se tutte le citt&agrave; d&#39;Italia avessero nel 1922 opposto la resistenza che offr&igrave; Parma con le sue barricate, il fascismo non sarebbe passato&quot;.</p>
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		<title>Ravenna</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 23:09:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le origini di Ravenna sono oscurate dalle leggende. Chi, come Dionigi d&#39;Alicarnasso, la sogna fondata gi&#224; da sette generazioni quando cominci&#242; la guerra di Troia; chi fabbricata dagli Armeni nove secoli dopo il diluvio. Strabone la dice costruita da errabondi popoli della Tessaglia; i quali poi, stanchi delle pressioni dei vicini Etruschi, si partirono ritornando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le origini di <a href="http://www.ravennaxnoi.it/">Ravenna </a>sono oscurate dalle leggende. Chi, come Dionigi d&#39;Alicarnasso, la sogna fondata gi&agrave; da sette generazioni quando cominci&ograve; la guerra di Troia; chi fabbricata dagli Armeni nove secoli dopo il diluvio. Strabone la dice costruita da errabondi popoli della Tessaglia; i quali poi, stanchi delle pressioni dei vicini Etruschi, si partirono ritornando alle loro terre, dopo averla ceduta agli Umbri. <br />
	Ravenna, originariamente un poco pi&ugrave; a ovest, sorgeva come Venezia sopra tante isolette il Po a settentrione, il fiume Savio a mezzod&igrave;, a levante il mare e le paludi all&#39;occidente segnavano i confini del suo territorio. [...] <br />
	Ad ogni modo fu in seguito alleata di Roma e ritenuta uno dei pi&ugrave; importanti municipi d&#39;Italia; onde, finita la guerra marsica, ottenne la cittadinanza romana e il diritto di suffragio nella trib&ugrave; Camilla. Parteggi&ograve; quindi caldamente per Mario, e quando costui fu da Silla superato, agli altri danni ch&#39;essa risent&igrave;, quello aggiunse d&#39;esser compresa nella Gallia Cisalpina e sottomessa al proconsole. <br />
	Caduta la repubblica, Augusto, visitatala pi&ugrave; volte, la riconobbe per un porto che fu capace di 250 navi. Cos&igrave; ebbe origine l&#39;oppido di Classe e la via Cesarea che lo riuniva a Ravenna. Di l&agrave; la flotta romana, scorrendo l&#39;Adriatico e il Jonio, doveva proteggere Macedonia, le province dell&#39;Epiro, l&#39;Acaia, Ponto e Propontide, l&#39;Oriente, Creta e Cipro. <br />
	Colmatesi col tempo, per le alluvioni dei fiumi, molte paludi, la citt&agrave;, da parte di ponente, si congiunse a terra ferma, perdendo un poco della sua sicurezza. Claudio, perci&ograve;, nel primo anno del suo impero, la cinse di mura, che Onorio, Valentiniano III, Odoacre e Teodorico ampliarono sino a formar la cinta che in gran parte oggi si conserva.</p>
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		<title>Le streghe di Rimini</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 23:03:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Che a Rimini ci fossero le streghe lo diceva anche Orazio: un quartetto di fattucchiere intorno all&#39;ormai classico pentolone dei sortilegi avrebbero ucciso un bimbo dopo atroci torture. Fra queste donne Orazio cita &#39;la riminese Foglia / dalla maschil lussuria&#39; forse alludendo alle tendenze saffiche della nostra strega. Ma la strega Foglia &#232; un personaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che a <a href="http://www.riminixnoi.it/">Rimini </a>ci fossero le streghe lo diceva anche Orazio: un quartetto di fattucchiere intorno all&#39;ormai classico pentolone dei sortilegi avrebbero ucciso un bimbo dopo atroci torture. Fra queste donne Orazio cita &#39;la riminese Foglia / dalla maschil lussuria&#39; forse alludendo alle tendenze saffiche della nostra strega. Ma la strega Foglia &egrave; un personaggio pi&ugrave; mitico che reale, anche se nell&#39;Ottocento Domenico Missiroli di Faenza, mediocre poeta sepolcrale, canta le gesta di questa strega ambientando la vicenda presso il &quot;fiume Isauro, oggigiorno detto Foglia&quot;, fra Rimini e Pesaro . </p>
<p>Storicamente attestata invece &egrave; l&#39;esistenza dell&#39;altra strega di Rimini, detta &#39;la Vaccarina&#39;. Costei era una vecchia di povera condizione della quale tale Matteo Angelini, barbiere, in data 15 aprile 1587 scrive: &quot;La Vaccarina, vecchia, fu abbrugiata per strega&quot;. La testimonianza &egrave; alquanto stringata: forse, all&#39;epoca della caccia alle streghe, le vecchie arse al rogo non rappresentavano un fatto degno di nota. Specie se, come a Rimini in quei mesi, la popolazione era stremata dalle carestie e dalle epidemie e cercava un capro espiatorio da incolpare per le proprie sofferenze. Certo &egrave; che il sacrificio della Vaccarina non dev&#39;essere rimasto nel cuore dei suoi concittadini, se la sua memoria &egrave; affidata solo a questa misera annotazione&#8230;</p>
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		<title>San Petronio, la chiesa incompiuta</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 22:51:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La costruzione della chiesa di San Petronio, simbolo della citt&#224; di Bologna, fu decisa su iniziativa del Municipio il 26 febbraio del 1390, per celebrare la libert&#224; di recente conquistata e la liberazione dei servi della gleba. Il 7 giugno dello stesso anno fu posta la prima pietra. Ma la chiesa, se si guarda la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La costruzione della chiesa di San Petronio, simbolo della citt&agrave; di <a href="http://www.bolognaxnoi.it/">Bologna</a>, fu decisa su iniziativa del Municipio il 26 febbraio del 1390, per celebrare la libert&agrave; di recente conquistata e la liberazione dei servi della gleba. Il 7 giugno dello stesso anno fu posta la prima pietra. Ma la chiesa, se si guarda la facciata, &egrave; rimasta incompiuta. Cosa &egrave; successo? Bologna, divenuta la seconda citt&agrave; degli Stati Pontifici, decise a un certo punto di portare la chiesa di San Petronio a proporzioni superiori a quelle di San Pietro a Roma. Ma il colpo non riusc&igrave; perch&eacute;, nel &#39;500, il Cardinal Legato favor&igrave; la costruzione dell&#39;Archiginnasio, a fianco, proprio laddove la chiesa avrebbe dovuto espandersi.</p>
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		<title>Il tesoro scomparso dei Templari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 10:45:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sappiamo che Rimini fu in passato una citt&#224; molto ricca, porto commerciale estremamente attivo e snodo di vie di comunicazione molto importanti. E nel Duecento Rimini ospitava anche una delle sedi dell&#8217;ordine dei Templari. Com&#8217;&#232; noto, i Fratelli facevano voto di povert&#224; e tesaurizzavano le rendite dei loro immensi possedimenti fino all&#8217;ultimo soldo. Nella sola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sappiamo che<a href="http://www.zerodelta.net/rimini.php"> Rimini</a> fu in passato una citt&agrave; molto ricca, porto commerciale estremamente attivo e snodo di vie di comunicazione molto importanti. <br />
E nel Duecento Rimini ospitava anche una delle sedi dell&#8217;ordine dei Templari. Com&#8217;&egrave; noto, i Fratelli facevano voto di povert&agrave; e tesaurizzavano le rendite dei loro immensi possedimenti fino all&#8217;ultimo soldo. <br />
Nella sola Francia i possedimenti dell&#8217;ordine dei Templari in un anno fruttavano all&#8217;epoca qualcosa come un migliaio di miliardi di lire attuali. <br />
I Templari di Rimini avevano la loro sede presso la Chiesa di San Michele al Foro, che fu distrutta nel 1307 quando Filippo il Bello, con una repentina azione militare, distrusse il Tempio e confisc&ograve; parte delle propriet&agrave; dei Fratelli; parte fu incamerata dallla Chiesa: ma il grosso del denaro e dei gioielli non fu mai ritrovato e da allora ci si chiede dove possa essere finito. <br />
Per chi volesse avventurarsi alla ricerca del tesoro scomparso, ammesso che sia mai esistito, della Chiesa di San Michele al Foro esiste ancor oggi l&#8217;abside, presso la via omonima. <br />
Oppure si potrebbe provare a Gambettola, dove sorgeva l&#8217;ospedale di Budrio, che era propret&agrave; dei Templari. <br />
Oppure in qualche grotta scavata nel tufo rosso di Covignano, chi lo sa!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aceto Balsamico</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 10:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>junko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia (riconosciuto nel 1987 da un decreto ministeriale) si va nella pi&#249; alta tradizione gastronomica. Il monaco Donizone, contemporaneo biografo della contessa Matilde, nel secolo XII ricordava un laudatum acetum che da Canossa fu trasportato in dono all&#8217;Imperatore con una botticella d&#8217;argento. La storia documentata dell&#8217;aceto balsamico reggiano risale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;Aceto Balsamico Tradizionale di <a href="http://www.zerodelta.net/reggio_emilia.php">Reggio Emilia</a> (riconosciuto nel 1987 da un decreto ministeriale) si va nella pi&ugrave; alta tradizione gastronomica. Il monaco Donizone, contemporaneo biografo della contessa Matilde, nel secolo XII ricordava un laudatum acetum che da Canossa fu trasportato in dono all&#8217;Imperatore con una botticella d&#8217;argento. <br />
La storia documentata dell&#8217;aceto balsamico reggiano risale al Rinascimento, periodo a partire dal quale risale la tradizione, prima nobiliare poi borghese, di coltivare un&#8217;acetaia familiare in cui invecchiare il mosto cotto di uve locali. L&#8217;uso di questo prodotto cos&igrave; prezioso va naturalmente ben dosato e misurato. <br />
Si sposa a insalate, ma impreziosisce anche il lesso o il Parmigiano Reggiano.<br />
&Egrave; ottimo come elisir e niente male anche su fragole o gelato.<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Droctulft</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 10:03:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>A pagina 278 del libro La poesia (Bari, 1942), Croce, riassumendo un testo latino dello storico Paolo Diacono, narra la sorte e cita l&#8217;epitaffio di Droctfult; ne fui singolarmente commosso, e in seguito compresi perch&#233;. Droctulft fu un guerriero longobardo che, durante l&#8217;assedio di Ravenna, abbandon&#242; i suoi e mor&#236; difendendo la citt&#224; che prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A pagina 278 del libro La poesia (Bari, 1942), Croce, riassumendo un testo latino dello storico Paolo Diacono, narra la sorte e cita l&#8217;epitaffio di Droctfult; ne fui singolarmente commosso, e in seguito compresi perch&eacute;. <br />
Droctulft fu un guerriero longobardo che, durante l&#8217;assedio di Ravenna, abbandon&ograve; i suoi e mor&igrave; difendendo la citt&agrave; che prima aveva attaccata.<br />
Gli abitanti di <a href="http://www.zerodelta.net/ravenna.php">Ravenna</a> gli dettero sepoltura in un tempio e composero un epitaffio nel quale espressero la loro gratitudine&nbsp; Tale &egrave; la storia del destino di Droctulft, barbaro che mor&igrave; difendendo Roma&nbsp; Non so neppure in quale periodo sia accaduto il fatto: se a met&agrave; del sesto secolo, quando i longobardi devastarono le pianure italiane, o nell&#8217;ottavo, prima della resa di Ravenna.<br />
Immaginiamo (giacch&eacute; questo non &egrave; un lavoro storico) che fosse il primo. <br />
Veniva dalle selve inestricabili del cinghiale e dell&#8217;uro; era bianco, coraggioso, innocente, crudele, leale al suo capo e alla sua trib&ugrave;, non all&#8217;universo.<br />
Le guerre lo portarono a Ravenna e l&agrave; vede qualcosa che non ha mai vista, o che non ha vista pienamente. <br />
Vede un insieme che &egrave; molteplice senza disordine; vede una citt&agrave;, un organismo fatto di statue, di templi, di giardini, di case, di gradini, di vasi, di capitelli, di spazi regolari e aperti. Nessuna di quelle opere, &egrave; vero, lo impressiona per la sua bellezza; lo toccano come oggi si toccherebbe un meccanismo complesso, il cui fine ignoriamo, ma nel cui disegno si scorgesse un&#8217;intelligenza immortale. <br />
Bruscamente, lo acceca e lo trasforma questa rivelazione: la Citt&agrave;. Sa che in essa egli sar&agrave; un cane, un bambino, e che non potr&agrave; mai capirla, ma sa anche ch&#8217;essa vale pi&ugrave; dei suoi dei e della fede giurata e di tutte le paludi della Germania. <br />
Droctulft abbandona i suoi e combatte per Ravenna. <br />
Muore, e sulla sua tomba incidono parole che non avrebbe mai comprese: Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes, hanc patriam reputans esse, Ravenna, suam.<br />
&nbsp;</p>
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